Grateful Dead Live / Dead - pag. 184 -

- pag. 185 - ROCK: 50 ANNI!   g.edi.c.


Grateful Dead  Live / Dead
1969  Warner Bros Records    Voto : 8+ .

brani
Dark Star
Saint Stephen
The Eleven
Turn on your Love Light
Death Don't Have no Mercy
Feedback
And We Bid You goodnight

band
Jerry Garcia - voce e chitarra elettrica solista.  Bill Kreutzmann - batteria.
Tom Constanten - tastiere.  Phil Lesh -basso e voce.
Bob Weir - chitarra elettrica e voce.  Mickey Hart - percussioni.
Ron 'Pigpen' McKernan - voce, congas ed organo in "Death Don't Have no Mercy".  Robert Hunter - testi.

Il nome Grateful Dead (il morto riconoscente) fu deciso estraendo a caso due parole da un vocabolario. "Live / Dead" del 1969, cattura su disco la vitalita', l'energia e la purezza di una band assolutamente unica al mondo: i Grateful Dead. Dei molteplici albums dei Grateful Dead, psichedelico come il precedente "Aoxomoxoa" o country folk come il successivo e bellissimo "Workingman's Dead", questo live e' il piu' significativo lavoro discografico della band californiana perche' li rappresenta come realmente erano. Sono i Grateful Dead al cento per cento con la loro vera e pura forma musicale, quel rock acido venato di blues che hanno contribuito ad inventare. "Live / Dead" ferma il tempo ed invita in quei loro magici concerti che erano vere feste lisergiche. "Live / Dead" e' uno sballo per la mente, ma e' anche musica che nutre lo spirito.


Grateful Dead "Live/Dead".

"Dark Star" apre il doppio disco; un brano che era su singolo di nemmeno tre minuti... dal vivo diventa una lunga suite di 23 minuti di puro rock-acido doc al cento per cento; e' un pezzo fatto di scale ascendenti e discendenti che portano la mente su galassie lontanissime. Improvvisazione, chitarre e tastiere pizzicate, effetti elettrici e tappeti strumentali sono quanto di piu' bello questo stile musicale abbia mai concepito. La grandezza del brano e' completata dalla complicita' dei testi visionari del poeta Robert Hunter.
"Saint Stephen" esce da "Aoxomoxoa", ma la versione qui rappresentata e' leggermente piu' rock ed anche piu' lunga, alternando fasi gioiose ad elettricita' allegra.
Sono dieci i minuti per "The Eleven", scritta da Hunter e Lesh; e' un'altra di quelle corse rock che non si sa dove portano... cosa propongano. La band e' al completo per un pezzo che a volte pare liquefarsi per poi solidificarsi.
E' una cover "Turn on your Love Light" di J. Scott e D. Malone. Nelle chitarre di Garcia e Weir diventa un pezzo di rock sballato di 15 minuti. Sono quelle cose che i Dead amavano fare dal vivo. Prendere un pezzo e' rifarlo a modo proprio per la gioia dei propri seguaci deadheads.
Oltre dieci minuti per "Death Don't Have no Mercy", uno stupendo blues rubato al rev. Gary Davis. Qui il blues assume dimensioni cosmiche oltre che acide. Alla tastiera sognante e leggermente liquida il compianto Ron "Pigpen" McKernan: morto l'8 marzo del 1973.
Quasi nove minuti di "Feedback"... senza commento...! Senza dubbio un prodromo per tutti i rumorismi di tanti gruppi come Alice in Chains, Sonic Yuth, degli anni '80 e '90.
E' un traditional "And We Bid You Goodnight" di soli 36 secondi a chiudere il doppio album.

I Grateful Dead furono grandi innovatori nella tecnica di amplificazione dal vivo. A meta' anni '60 del secolo scorso, chiesero al loro tecnico del suono Owsley "Orso" Stanley di progettare uno speciale sistema di monitor. I Dead usarono questo sistema fino all'inizio degli anni '70, quando Stanley fu messo in carcere per la produzione e la vendita di LSD. Il gruppo si rivolse allora agli studi Alembic Inc per farsi costruire un sistema di amplificazione senza precedenti, detto il Muro del Suono (Wall of Sound). "Live / Dead" del 1969 e' il migliore album della lunga storia dei Dead, il piu' genuino e solare ed introspettivo dei lavori discografici dei Grateful Dead. La sola "Dark Star" vale la bellezza del doppio disco live ed il genio di Garcia "Captain Trip" (morto il 9 agosto del 1995) la conduce al massimo gradino del rock acido americano... I Grateful Dead con il loro apparente minimalismo gettano non solo le basi di una musica intrigante e profonda ma ne raggiungono il vertice esplorativo, coniugando blues cosmico con lisergia, esortandoci ad uscire da noi stessi.
Non c'e' nulla di ortodosso, qui. Niente concessioni al gusto corrente. Un blues di base, quello si'... ma poi solo esperimenti e corse in avanti, poesia e puro feedback sonoro.


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