Goodbye and Hello
Tim Buckley
Goodbye and Hello
Tim Buckley
1967 Elektra
brani
No Man Can Find the War
Carnival Song
Pleasant Street
Hallucinations
I Never Asked To Be Your Mountain
Once I Was
Phantasmagoria in Two
Knight-Errant
Goodbye and Hello
Morning Glory
Voto : 8.
I TESTI
DELL' ALBUM
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Goodbye and Hello - Tim Buckley - Elektra 1967
artist
Tim Buckley - chitarre, voce, armonica.
Guests : Lee Underwood - chitarra elettrica, tastiere, pianoforte. John Farsha - chitarra elettrica. Brian Hartzler - chitarra elettrica. Jim Fielder - basso.
Jimmy Bond - basso. Don Randi - tastiere, pianoforte. Jerry Yester - tastiere, pianoforte, (orchestrazioni).
Carter Collins - congas, percussioni. Dave Guard - percussioni, batteria.
Eddie Hoh - percussioni, batteria.
Tim Buckley "Goodbye and Hello".
Tim Buckley non ha certamente inventato la psichedelia americana, ma l' ha comunque anticipata nel suo primo lavoro in studio del 1966 nel brano "Song Slowly Song". Prima di Country Joe e nello stesso periodo del primo album dei Jefferson Airplane, "Takes Off", ha saputo fondere il folk con elementi acidi : alla pari di pochissimi altri di quel periodo. E' stato bravo, poi, negli anni successivi a progredire nella sperimentazione dei suoi suoni e della sua voce, giungendo a quel particolare album del 1971 che si chiama "Starsailor".
Tim Buckley e' stato sicuramente uno dei piu' importanti cantautori americani degli anni '60. Cosi' come avvenne per Dylan, la sua fonte ispiratrice fu la musica folk, ma a differenza di Bob, Tim, nel poco tempo che ebbe a disposizione, diversifico' i suoi orientamenti musicali. Dapprima attraverso le sonorita' jazz di "Happy Sad" e le sperimentazioni free-folk del suo quarto lavoro "Blue Afternoon"; successivamente non disdegnando esplorazioni nel free-Jazz, nel Soul, nel Blues, e nel Gospel.
Il punto di forza che rese speciale Tim Buckley fu la sua voce. A differenza dei cantautori a lui contemporanei come : Leonard Cohen, Bob Dylan, Donovan, Nick Drake, Tim curava straordinariamente la sue qualita' canore, tanto da renderle uniche (si ascolti il LP sperimentale "Starsailor" del 1971), raggiungendo ottave che prima della sua comparsa nessuno aveva mai raggiunto.
Ha detto Lee Underwood : "Tim Buckley possedeva una voce eccezionale che spaziava tra i registri di baritono e tenore. Cosa piu' importante, sapeva esattamente cosa voleva fare con essa".
A Los Angeles frequento' l' High School ed ebbe l' incontro con il poeta Larry Beckett che lo aiuto' a valorizzare le sue grandi qualita' e con il quale compose le sue canzoni piu' belle.
Buckley trascorreva le sue serate suonando e cantando musica country nei locali della California, sino all' incontro importante con Herb Cohen (gia' manager di Frank Zappa) che estasiato dalla sua voce portentosa decise di scritturarlo. E poco dopo Tim Buckley firmo' un contratto con Elektra.
"No Man Can Find the War" apre e chiude con rumori temporaleschi; ed e' una drammatica ma leggera canzone folk rock.
"Carnival Song" e' una graziosa acida song per gli effetti aggiunti; davvero carini quelli percussivi; si tratta di un brano-carillon, a tempo di valzer, retto dalle tastiere che simulano gli organetti di piazza dell' epoca andata.
"Pleasant Street" e' un gran bel pezzo pop rock movimentato acusticamente da Tim, dal basso e da una chitarra elettrica che sembra uscita dai Byrds, con tastiere a far da fondale e le congas di Carter Collins in bella evidenza; la voce di Tim fa breccia magnificamente tra i suoni.
"Hallucinations" e' un ottimo pezzo lisergico con percussioni gradevoli che lo agitano al punto giusto. I fraseggi vocali di Tim sono un tantino sottotono, ma l' impasto sonoro psichedelico e' davvero rappresentativo dell' epoca (1967) con tanto di chitarre non distorte ed acidine quanto basta.
"I Never Asked To Be Your Mountain" e' una vera e propria dichiarazione di autonomia esistenziale alla moglie Mary Guilbert. Il ritmo della dodici corde folk e delle congas si fa duro, agitato ed offre a Tim lo spunto per liberare la sua voce a cercare nuovi vocalizzi e timbri soprattutto nel finale di song.
"Once I Was" e' una ballata semplice, ma stupenda, con una armonica che mette malinconia e dominata dalla voce delicata e controllata di Tim con un finale in crescendo non forzato.
"Phantasmagoria in Two" e' una bellissima canzone folk-pop-rock easy d'amore con un tempo andante gradevolissimo retto ottimamente dal tessuto basso/percussioni; la voce di Tim sale delicata ed e' sorretta da una chitarra elettrica e da un pianoforte che fraseggiano tocchi incantevoli di note.
"Knight-Errant" e' una ottima ballata psichedelica leggera per piano e tastiere/organetto.
"Goodbye and Hello" e' una monumentale ed epica title track. Intrisa di gran lirismo e grandi (e) (troppi) arrangiamenti orchestrali, che in parte compromettono la morbida anima psichedelica della composizione. Comunque una gran suite! Forse un arrangiamento piu' psichedelico e meno orchestrale sarebbe stato meglio.
"Morning Glory" e' una bellissima ballata soffice e raffinata, quasi una pop song per i cori e l' orchestrazione delicati (brano scelto anche come singolo e ripreso nel 1968 sul primo album dei Blood Sweat & Tears).
Nel dicembre 1966, cavalcando l' onda della beat generation, esce il suo primo album omonimo di matrice sostanzialmente folk elettrico. Un discreto disco con una perla :"Song Slowly Song".
Nel giugno del 1967 pubblica "Goodbye and Hello" : il primo di una serie di albums che porto' la critica rock a definire Tim Buckley uno dei piu' grandi artisti musicali del panorama rock di tutti i tempi.
Il LP esce con la supervisione di Jerry Yester : gia' produttore degli Association e membro dei Lovin' Spoonful.
"Goodbye and Hello" si cita spesso come l' ultima dichiarazione di Tim Buckley :"Arrivederci e Ciao". E' effettivamente un album molto bello, ma e' soltanto un lato del talento di Tim Buckley. Registrato nel mezzo del 1967, nella grande luce abbagliante del "Sgt. Pepper" dei Beatles, "Goodbye and Hello" e' ispirato chiaramente dallo spirito esplorativo del disco dei Beatles : soprattutto nella title-track.
Al grande valore artistico delle sue opere musicali si contrappongono le scarse vendite dei dischi di Tim ed una vita subito invasa da alcool e droghe. Le cronache raccontano che nella notte tra il 28 e il 29 giugno 1975 Tim si reca da un un amico e qui, senza una particolare ragione, torna a drogarsi per l' ultima volta...
Tim Buckley, cosi' moriva, ed aveva solo ventotto anni. Era riuscito a trasmettere geneticamente al figlio Jeff Buckley, nato nel 1966 : una dote artistica senza eguali.
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