Can Tago Mago - pag. 258 -

- pag. 259 - ROCK: 50 ANNI!   g.edi.c.


Can  Tago Mago
1971  United Artists    Voto : 8--- .

brani
Paperhouse    Mushroom    Oh Yeah    Halleluhwah
Aumgn    Peking O    Bring Me Coffe or Tea

band
Holger Czukay - basso, contrabbasso, ingegneria del suono, produzione, effetti.
Michael Karoli - chitarre, violino, mandolino.  Jaki Liebezeit - batteria, percussioni, contrabbasso, fiati.
Irmin Schmidt - tastiere, pianoforte, sintetizzatore, percussioni, voce, effetti.  Kenji Damo Suzuki - voce, percussioni, fiati.

I Can sono stati assieme ai Faust gli alfieri del movimento musicale tedesco: noto con il termine di "Kraut Rock" o "Kraut Prog". La loro nascita avvenne a Cologne in Germania nella seconda meta' degli anni '60 del secolo scorso grazie all'incontro di Holger Czukay e Irmin Schmidt. Entrambi erano allievi del compositore Karlheinz Stockhausen. I due si unirono a Jaki Liebezeit, batterista jazz della Globe Unity, al giovanissimo 19enne chitarrista Michael Karoli ed a Malcom Mooney, pittore e scultore afro americano che si improvvisava anche cantante. Il nome Can fu ideato proprio da quest'ultimo; inizialmente il quintetto era denominato Inner Space Productions.
Grazie ad Holger Czukay era nata la Inner Space, una sala di registrazione all'interno del castello di Schloss Norvenich. E nel 1969, per i Can, anche una casa di produzione propria: la Music Factory.
Nel 1970 Mooney torna negli USA per entrare in un ospedale psichiatrico. Il suo posto di cantante viene preso da Kenji "Damo" Suzuki: un vagabondo giapponese incontrato dalla band ad un concerto di Monaco del 1970. Con il nuovo vocalist i Can portano a termine "Soundtracks" del 1970 (Mooney c'e': ma non in tutte le songs) e pubblicano all'Inner Space Studio, presso Colonia, nel 1971 "Tago Mago" un doppio LP, il terzo album del gruppo, il loro capolavoro.
Avevano vita cosi' stranissime composizioni musicali che combinavano ricerche della voce con l'elettronica, con il minimalismo, con il tribalismo ritmico, il trip, il progressive. Nei 73 minuti del doppio LP "Tago Mago" e nelle sette composizioni i Can danno fondo alle loro fantasie musicali con ipnotiche e glaciali jam, free jazz, suite di acid rock, musica da camera, frammentazioni, collage, effetti elettronici, avanguardia, sperimentazione, tribalismo, minimalismo, mantra, orientalismo.


Can "Tago Mago".

Con spore elettroniche apre "Paperhouse" e presto una leggera psichedelia vi prende posto. Quindi la batteria tribale di Jaki Liebezeit ha un primo sopravvento ed e' Michael Karoli che ritaglia spazi acidi con la sua guitar. Scende in campo Damo che ipnotizza con il suo mantra recitativo. Nel resto del brano siamo sulla linea delle songs alla Mad River.
Damo Suzuki ancora mantra recitativo, poi urlante in "Mushroom": una composizione di psichedelia leggera con filiformi note di chitarra elettrica, con un basso cupo sul fondale del brano ed una batteria monotematica.
Pioggia elettronica per "Oh Yeah" subito raggiunta da un organo di base che viene superato da un giro tribale ed ipnotico di batteria. Fanno il loro ingresso suoni acustici elettronicizzati. Nella seconda parte il brano diventa un gioioso rock gradevole con la leggera ascesa di batteria, mentre Michael Karoli regala delicate note acide sopra un pianoforte ed un basso ottimamente percussivi.
"Halleluhwah" e' un funk robusto, minimalista e tribale nella fase ritmica, con diverse soluzioni dissonanti, percussive ed elettroniche anche orientalizzate. Damo prova a cantare. Ma e' migliore quando recita ipnotici versi. La chitarra elettrica entra in brevi soli, molto belli, acidi ed effettati. Anche violino e mandolino vengono inseriti in chiave trip. La ritmica diventa quasi ossessiva nella seconda parte della suite. Ed e' grazie ad un nuovo solo di Michael Karoli ed al basso di Holger Czukay se la batteria ha qualche nuovo motivo d'esistere. Anche Irmin Schmidt agita con le sue tastiere le linee percussive di Jaki Liebezeit offrendo anche avanguardia stockausiana in accelerazione. In finale di brano si aggiunge Damo nel trip urlato: "Halleluhwah"-"Halleluhwah"-"Halleluhwah"...
"Aumgn" e' un viaggio elettronico-lisergico che appare inizialmente (ed anche piu' avanti) come un brano alla Tangerine Dream. Presto dissonanze e deviazioni ipnotiche indiane interessanti, soprattutto vocali, si inseriscono. Quindi suoni fantascientifici riverberati fanno da tappeto ad un violino dissacrato ed alla voce mantrica di Damo. Organetti, collage elettronici e percussivi, urla, cani che abbaiano, fanno anch'essi il loro ingresso. Qui i Can piu' sperimentali manifestano la loro fantasia compositiva piu' elevata. Il finale e' lasciato allo sfogo percussivo ed ad un filo di synt in crescere.
In "Peking O" un organo ecclesiale fa da base ad un viaggio spaziale con la voce stralunata che si muove alta tra notevoli effetti elettronici. Quindi una neo andatura ritmico elettronica si adagia sul fondo della voce mantrica di Damo Suzuki, mentre il pianoforte freme jazzato e stockausiano; ancora la ritmica prende accelerazione, ma non nel volume, ed i vocalizzi velocissimi di Damo Suzuki sembrano da fuori di testa. Rullate e jazzate in chiave free entrano prepotentemente, mentre rumori percussivi di caricamenti e sfregamenti appaiono disturbanti. Giunge un sibilo continuo al quale sopraggiungono giochi sonori stockausiani; poi approda un lavoro percussivo notevole ed una voce che dal fondo ansima... ancora stridulii e sfregamenti con un filo di organo cupo sul fondo che pone fine allla suite. "Peking O" risulta uno dei lavori piu' caotici ed interessanti dei Can: non per tutte le orecchie...!
Con "Bring Me Coffe or Tea" siamo vicini ai primissimi Pink Floyd. L'inizio sembra riprodurre quello di "Careful with that Axe, Eugene". Canto e corde di chitarra sono acide al punto giusto. Bella la nuvola percussiva agitata da campanelli e giochi ai piatti, sotto i quali un basso metronometrico e' costantemente presente. La chitarra elettrica di Michael Karoli poi invade territori garciani: ed e' molto bella. La song quindi prende spessore: richiamando la ritmica e l'utilizzo guitaristico dei Mad River. Ottimo pezzo conclusivo in chiave psichedelica, piuttosto che avanguardistica: con un uso di piatti e batteria davvero poderoso.


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