Valentyne Suite
Colosseum
Valentyne Suite
Colosseum
1969 Bronze

brani
The Kettle
Elegy
Butty's Blues
The Machine Demands a Sacrifice
The Valentyne Suite :
Theme One - JanuaryÕs Search
Theme Two - FebruaryÕs Valentyne
Theme Three - The Grass Is always Greener

Voto : 9-- .


I TESTI
DELL' ALBUM

Valentyne Suite - Colosseum - Bronze 1969

band
Dick Heckstall-Smith - sax, fiati.  James Litherland - chitarre elettriche ed acustiche, voce.
Jon Hiseman - batteria e percussioni.  Tony Reeves - basso e voce.
Dave Greenslade - organo, mellotron, piano, vibrafono, Hammond.
Guest : Neil Ardley arrangia e modella "Elegy"

Colosseum "Valentyne Suite".

Nel 1968 John Mayall cerco' un sofisticato incrocio tra blues, jazz e musica da camera : usci' "Bare Wires", un buon album, non eccezionale.
Alcuni musicisti che avevano partecipato al LP pensarono di farne buon uso di quella esperienza... Jon Hiseman, batteria, Dick Heckstall-Smith, sax e flauto, (Jon e Dick avevano anche suonato con Alexis Korner e la Graham Bond Organisation), Tony Reeves, basso : erano gli ex allievi di Mayall. Ed alcuni mesi dopo "Bare Wires" formarono i Colosseum.
"Valentyne Suite" e' la piu' nota opera dei Colosseum, formazione del rock-jazz progressivo inglese. Dopo l' esordio interessante di "Those Who Are about To Die We Salute You" del marzo del 1969, gia' con questo secondo album i Colosseum firmano il capolavoro della loro discografia.
Nati per iniziativa del batterista Jon Hiseman, coautore di gran parte del materiale inciso, tra l' altro pianista prodigio, e del sassofonista Dick Heckstall-Smith, i Colosseum ebbero, sino alla realizzazione di "Valentyne Suite", del 1969 ; Dave Greenslade alle tastiere, James Litherland alla chitarra e Tony Reeves al basso. A questi ultimi due era affidata la sezione vocale con predominanza di Litherland che firma da solo un paio di pezzi. L' abilita' tecnica del quintetto e' qui ben testimoniata, ma l' importanza del disco consiste soprattutto nel fatto che molti vedono in esso uno dei prodromi del progressive-rock vero e proprio. E lo e'!

"The Kettle" rockeggiante e graffiante, di hendrix-iana fattura, apre il disco. Ritmicamente perfetta con coretti tanto 'sixty' ed assolo centrale come da manuale.
Con "Elegy" si assapora l' anima jazzata del quintetto. Mossa da un vibrato chitarristico ed un ritmo accomodante si incanala negli assoli particolari di Dick Heckstall-Smith.
"Butty's Blues" e' si' un blues, ma corposo, sembra nuovo tanto e' diverso dai canoni dello stile. E' un brano ricco di sfumature apportate da Dave Greenslade e di un sax che colora, confina, stratifica il brano. Grande.
Con "The Machine Demands a Sacrifice" si assapora un blues dagli ampi tratti vibranti che sfocia nel psichedelico, ripieno di effetti sonori : di tastiere e percussioni e stratificazioni registrate varie.
"The Valentyne Suite" : e' un inno alla gioia ed all' amore. Una suite composta da tre parti nelle quali ritmo, creativita', fantasia, armonia e dolcezza creano un capolavoro di rock progressivo : un brano stupendo. Le parti portano i seguenti nomi : Theme One - JanuaryÕs Search, Theme Two - FebruaryÕs Valentyne, Theme Three - The Grass Is always Greener.
Compositivamente raffinate si staccano nettamente da quanto le precede. Maggiore e' la complessita' strumentale. Lo stile jazzistico tende all' improvvisazione, le invenzioni solistiche emergono prepotentemente. Nella prima parte il vibrafono che interviene e' magnifico. Grandioso in particolare il "Theme Two", con un delicato ed epico vocalizzo corale su cui esegue i suoi arabeschi il sax di Heckstall-Smith. Ma efficaci sono anche i passaggi fra le diverse parti : il tema principale del "Theme Three", che lo apre e chiude, ha una composizione ad anello e sembra anticipare consimili invenzioni dei Van Der Graaf Generator. Il solo di chitarra poco prima della chiusura del pezzo e' favoloso.

In "Valentyne Suite" del 1969 sono le impeccabili tastiere ed il pianoforte di Greenslade a condurre il LP tra i Grandi Dischi del Rock. La virtuosistica batteria di Hiseman (che dalla seconda meta' degli anni '70 si dedichera' definitivamente al jazz) anche filtrata : giganteggia; ed e' da annotare tra le cose piu' belle mai sentite. Dick Heckstall-Smith ricama sorprendendo per la varieta' dei suoi soli.
Un grande gruppo per un grande disco, un caleidoscopio di idee e dii riferimenti stilistici. "Valentyne Suite" lascia in buona parte il posto ad una struttura prefissata e bilanciata nelle prime quattro songs e si sperde nel 'progressive' piu' autentico nei tre temi della suite.
Pochi sanno che la "Valentyne Suite", usci' su disco in una forma imperfetta. Hiseman ed i suoi erano giunti alla conclusione che il trittico ideale fosse "January's Search", "February's Valentyne" e "Beware The Ides Of March"; ma l'ultimo brano era stato usato sul primo album "Those Who Are about To Die We Salute You" e dunque si dovette provvedere ad una nuova coda, ritagliando il rattoppo peraltro pregevole di "The Green Is Always Greener."
I Colosseum usano sporadicamente la forma canzone ("The Machine Demands A Sacrifice", per esempio, con il testo del lunatico Pete Brown) e preferiscono sfogare i propri umori in lunghe parti strumentali, dove emerge il virtuosismo dei singoli.
Un bellissimo album, quindi, "Valentyne Suite" : che testimonia la vitalita' del rock inglese alla fine degli anni '60. Infatti in Gran Bretagna i Colosseum sanno imporre nel 1969 qualcosa di innovativo nel "progressive", cos“ come stavano facendo i Soft Machine e Ian Carr con i Nucleus.

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  I CAPOLAVORI DEL ROCK  
pagina a cura di   Graziano Edi Corazza
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