The Doors
The Doors
The Doors
The Doors
1967 Elektra
brani
Break on through (to the other Side)
Soul Kitchen
Crystal Ship
Twentieth Century Fox
Alabama Song (Whiskey Bar)
Light My Fire
Back Door Man
I Looked at You
End of the Night
Take it as It Comes
The End
Voto : 9-- .
I TESTI
DELL' ALBUM
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The Doors - The Doors - Elektra 1967
band
Ray Manzarek - piano, tastiere, basso. Jim Morrison - voce principale.
John Densmore - batteria, percussioni. Robby Krieger - chitarre.
The Doors "The Doors".
Il 1967 e' l' anno d' esordio discografico dei Doors. I quattro si muovono su coordinate artistiche del tutto atipiche per il sound dell' epoca. Il loro obiettivo e' espandere il rock oltre i suoi confini, oltre quelle "porte della percezione" descritte dal poeta visionario William Blake e riprese dall' autore inglese Aldous Huxley nel suo trattato sugli effetti della mescalina "Le Porte della percezione". Da qui la scelta del nome della band da parte di "Lizard King", ovvero Jim Morrison.
Spalancate le porte dell' universo sonoro del quartetto, ecco uno dei debutti piu' folgoranti della Storia del Rock. Visionario, sensuale, oscuro, selvaggio, orecchiabile, semplice, cadenzato, "The Doors" (1967) e' un saggio del talento poetico di Morrison (vero nome James Douglas Morrison - morto il 3 luglio 1971), ma soprattutto della straordinaria abilita' degli altri tre musicisti : Robby Krieger, ottimo compositore e chitarrista, capace di spaziare dal flamenco ad un particolare genere di chitarrismo "bottleneck"; Ray Manzarek, tastierista ed organista in grado di comporre ed eseguire anche melodiche linee di basso; John Densmore, batterista jazz in perfetta sintonia con i tempi teatrali ed i rituali ipnotici della band.
"Break on through" apre il disco : due minuti e mezzo tiratissimi; un inno generazionale in cui Morrison sale in cattedra accompagnato da un riff hard-rockeggiante e da una batteria incalzante.
L' atmosfera muta rapidamente in "Soul Kitchen", per farsi piu' cupa e notturna, vagamente psichedelica e onirica; la song dei Doors vira verso un rhythm and blues sporco, in cui e' l' organo di Manzarek a padroneggiare dettandone il riff, fino all' entrata di chitarra dell' ottimo Krieger.
E' una ballata lisergica "Crystal Ship", comunque elettrica, nella quale l' inquietudine si trasfigura in sogno, con canto baritonale di Morrison che si appoggia sopra una melodia di piano e tastiere da incanto; un bellissimo crescendo finale.
Il rock dei Doors acquista toni allegri, quasi a voler simulare un intermezzo leggero, in "20th Century Fox".
L' atmosfera si fa ancora surreale nello stralunato remake di "Alabama Song" del duo Kurt Weill-Bertold Brecht; qui i Doors si calano in atmosfere da cabaret; il canto allucinato e' assecondato dalla band che forgia un sound scherzosamente marziale, strampalato e straniante.
"Light My Fire" e' una song vorticosa e orecchiabile che prende sin dal suo inizio e che si espande in un blues-rock selvaggio (firmato da Krieger anche nel testo); Morrison incanta con il suo oscuro, primordiale richiamo, ma e' il sound del gruppo che impera : unĠ esplosione sonora deflagra dallĠ organo di Manzarek ed i riff lancinanti della chitarra di Krieger, in un ideale avvicinarsi tra jazz e sonate barocche, boogie e rock; la parte centrale strumentale e' di una bellezza superlativa, nonostante la ripetitivita' delle linee di basso.
Con lĠorgano di Manzarek evidenziato, i Doors affrontano una cover del blues man Willie Dixon "Back Door Man"; suona easy e rockeggiante allo stesso tempo, semplice e dinamica con quella chitarrina di Krieger che fraseggia senza dominare; Morrison e' il vero trascinatore della song.
Melodica "I Looked at You" con Morrison ancora sugli altari in una canzoncina troppo facile per i Doors e dal ritmo banale.
"End of the Night" riprende atmosfere di leggera psichedelia, soprattutto nella parte centrale affidata ad un assolo di Krieger sul quale Morrison entra alto facendo crescere tutto il pezzo.
Incalzante "Take it as It Comes" porta i Doors nei loro territori rock con un' ottima ritmica e melodie tenute in gran parte da Manzarek.
"The End" inizia la terrorizzante calata verso "La Fine" scandita al lento ritmo di una liturgia psico-lisergica dove la chitarra acida di Krieger e la voce narrante di Morrison conducono il rock in luoghi sonori mai affrontati prima; si ha l' impressione di essere dinanzi alle porte della percezione descritte da William Blake e cercate dai Doors e qui trovate; il brano scivola duramente nell' acid-rock e nella psichedelia piu' eccelsa : tutti gli strumenti impiegati concorrono a creare quel suono Doors che in ''The End'' disegna i tracciati straordinari di un capolavoro dell' intelletto musicale dei quattro; il pezzo e' un lungo perdersi in un mare di ricami orientaleggianti, di improvvisazioni sonore, di vortici psichedelici che ipnotizzano la mente, per poi folgorarla con un crescendo ed un finale da elettroshock, in cui chitarra, organo, piatti e batteria convergono distruggendo il Tutto ...
"Mister Morrison, vuole scendere di la' che andiamo a fare un disco ...?" ... "Eccomi!" ...
Al Sunset Sound Recorders prende subito vita un magma sonoro incandescente, che amalgama blues e rock psichedelico, beat generation e poesia decadente, liturgie occulte e melodie esotiche. E' ''The Doors'', 1967, primo album di una delle band piu' mitiche mai apparse sulla Terra. Le liriche declamate da Morrison, sorta di sciamano dal fascino ipnotico ed inquietante, sono un pugno in faccia ai valori precostituiti. Le canzoni incise lasciano il segno. Seppure molte di facile presa, i brani posseggono un marchio di fabbrica netto e distinto : made by The Doors. Inutile spiegarlo : lo si sente dalle prime note. Con ''The End'' i quattro incidono undici minuti e mezzo di agonia per una delle cavalcate elettriche piu' epiche della Storia del Rock : autentico manifesto psichedelico-visionario. E pochi mesi piu' tardi viene dato alle stampe un altro grande disco psichedelico dei Doors : "Strange Days".
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