Blood on the Tracks
Bob Dylan
Blood on the Tracks
Bob Dylan
1975 Columbia/CBS

brani
Tangled Up in Blue
Simple Twist of Fate
You're a Big Girl Now
Idiot Wind
You're Gonna Make Me Lonesome when You Go
Meet Me in the Morning
Lily, Rosemary and the Jack of Hearts
If You See Her, Say Hello
Shelter from the Storm
Buckets of Rain

Voto : 8+ .


I TESTI
DELL' ALBUM

Blood on the Tracks - Bob Dylan - Columbia CBS 1975

artista :
Bob Dylan - piano acustico, tastiere, organo Hammond, voce principale e cori, chitarra acustica, armonica.
guests : basso : Steven Berkowitz.;  guitar steel : Greg Calbi.

Bob Dylan "Blood on the Tracks".

Nei primi anni '70 Bob Dylan e' un signore ormai ricco e famoso. Sposato con la moglie Sara e con quattro figli. Un signore che fa ancora concerti e che d' estate si concede delle belle vacanze con la famiglia. La vena creativa, pero', sembra essersene andata, tranne per alcune canzoni, poche.
Dopo il grave incidente motociclistico avvenuto nella seconda meta' del 1966 e la morte, nel 1968, del padre Abraham, Dylan sforna, comunque, dischi con regolarita', che non sono accolti tanto bene ne' dal pubblico e nemmeno dalla critica. L' elettricita', la protesta, la poesia, non sono piu' quelle del 1965 e del 1966.
Dopo la parentesi di due LP ("Planet Waves" (1973) e "Before the Flood" (1974) ) con l' etichetta discografica Asylum, Bob Dylan torna alla Columbia nel 1975.
Nel frattempo : una crisi matrimoniale e' in atto. Dice Dylan di quel periodo "Sara non riusciva mai a capire di cosa stessi parlando od a cosa stessi pensando, ne' io ero in grado di spiegarglielo". (Quella crisi coniugale non verra' mai risolta da mister Robert Zimmerman, tanto che nei primi mesi del 1977 ci sara' il divorzio dalla moglie Sara.)
Strano, ma vero : quella crisi coniugale fornira' l' ispirazione per il capolavoro di Dylan degli anni '70. Dylan da' alle stampe, infatti, nella primavera del 1975, uno dei suoi dischi piu' belli in assoluto : "Blood on the Tracks". Un LP che alterna amarezza, dolori, riscatto, pace... Tutte e dieci le songs furono originalmente registrate a New York alla fine del 1974, prodotte da Phil Ramone. Dylan cambio', poi, idea agli inizi del 1975 per cinque delle dieci canzoni, in quanto gli risultavano troppo similari e con lo stesso ritmo languido. Decise di reinciderle e di assemblarle con il fratello David Zimmerman a Minneapolis con l' aiuto di pochissimi session-man : al basso : Steven Berkowitz; alla Guitar Steel : Greg Calbi.

"Tangled Up in Blue" e' una ballatona molto bella, dal ritmo ben delineato che mette il buon umore, nonostante il testo non sia proprio dei piu' felici.
Ecco il Dylan folk che conosciamo in "Simple Twist of Fate" : autentico gioiello acustico con bellissimi inserimenti di armonica.
La voce roca entra sopra una delizia di arpeggi di pianoforte e chitarre acustiche. E' "You're a Big Girl Now" : che canzone! Alcuni passaggi arpeggiati toccano dentro come la malinconia ed il finale e' lasciato ad una grezza armonica.
"Idiot Wind" e' piu' rockeggiante con una batteria leggera ed un piano ritmato; la song e' decisa nella metrica con un Hammond che sembra dare quel freddo che appare piu' interno che esterno. Rime e rime alla Dylan : il suo fiume da songwriter, qui, assolutamente in grande forma. Armonica sofferta a chiudere.
Suona piu' country che folk "You're Gonna Make Me Lonesome when You Go" : quasi uno scioglilingua in piena ... che viene fermato solo da un solo di armonica nel finale molto west.
"Meet Me in the Morning" e' un gran bel blues pizzicato sia dalla chitarra acustica che dalla steel guitar. Sorretto anche dall' organetto gira strofa dopo strofa. Un sano e tenero blues per nulla sofferto, anzi con un vago sapore di campagna americana, con basso e chitarra ottimamanente inseriti nel tessuto rockeggiante. Greg Calbi disegna il finale con abilita'.
E' un country-rock leggero, e carino "Lily, Rosemary and the Jack of Hearts" con i suoi otto minuti e mezzo. Si muove sopra pochi accordi di tastiera con basso temporeggiante. Anche qui il fiume di parole di Dylan con schitarrate su / giu' acustiche.
Malinconica appare "If You See Her, Say Hello" con fili acustici bellissimi in arpeggio e fili di Hammond con un tempo di batteria appena accennato.
Le ritmate acustiche della sua chitarra in "Shelter from the Storm" hanno il solo sostegno del basso e della sua voce roca. E' una ballata tipicamente dylaniana come Lui solo sapeva fare! Immancabile : ancora Lui nel finale con la sua armonica.
Piu' pizzicata acusticamente "Buckets of Rain". Ne esce una tenera ballata abbastanza scarna nel canto e nella melodia.

Quando nella primavera del 1974 Dylan torna a New York e' all' inizio della sua crisi coniugale. Ha voglia di rimettersi in gioco, di guardarsi attorno. Frequenta le stravaganti lezioni del pittore Norman Raeben. Fa una specie di autoanalisi sulla propria vita coniugale e scrive dieci canzoni. Come per incanto, ecco che per "Blood on the Tracks" del 1975 l' ispirazione e' tornata alla grande. Le ballate sono bellissime e la poesia e' tutta concentrata sull' amore. Il rock e' leggero. Un velo! C' e' molto folk.
Dylan non ha intenzione di dimostrare piu' nulla. E nemmeno deve! Fa le sue songs e le fa meravigliosamente. Pochi gli strumentisti. Ottima la seconda registrazione a Minneapolis. Piu' scarna la prima a New York.
"Blood on the Tracks" e' essenzialmente un LP di pennellate acustiche sostenute da morbidi fraseggi di basso, con interventi della sua armonica e/o di una steel guitar e poco ritmo di batteria, di piano e con pochissimi fraseggi tastieristici.
Sempre in quel 1975 escono i leggendari "Basement Tapes" (1966/1967), fatti con la Band a Woodstock nel periodo della convalescenza dall' incidente motociclistico. E sempre nel 1975, ancora con la Columbia, Dylan sforna un altro gran bel disco : "Desire". La protesta in "Hurricane" (a favore del pugile Rubin Carter, accusato ingiustamente di omicidio) diventa poi un tour circense (il Rolling Thunder Revue con tanti suoi amici) attraverso le cittadine periferiche americane.

PRESENTAZIONE     CONCLUSIONI    

  I CAPOLAVORI DEL ROCK  
pagina a cura di   Graziano Edi Corazza
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