|
|
Love Forever Changes
1967 Elektra Voto : 9 .
brani
Alone again or
A House Is not a Motel
Andmoreagain
The Daily Planet
Old Man
The Red Telephone
Maybe the People Would Be the Times or between Clark and Hilldale
Live and Let Live
The Good Humour Man He Sees everything like this
Bummer in the Summer
You Set the Scene
band
Arthur Lee - chitarre acustiche ed elettriche e voce principale e tastiere e piano.
Bryan Maclean - voce principale nelle sue composizioni, chitarra ritmica.
John Echols - chitarra elettrica solista. Michael Stuart - batteria, percussioni. Ken Forssi - basso.
guests: Billy Strange - chitarra in "Andmoreagain" e "the Daily Planet".
Don Randi - piano in "Andmoreagain" e "the Daily Planet". Carol Kaye - basso in "Andmoreagain".
Hal Blaine - batteria in "Andmoreagain" e "the Daily Planet".
Robert Barene, Arnold Belnick, James Getzoff, Marshall Sosson, Darrel Terwilliger - violino.
Norman Botnick - viola. Jesse Ehrlich - violoncello. Chuck Berghofer - string basso.
Bud Brisbois, Roy Caton, Ollie Mitchell - tromba. Richard Leight - trombone. David Angel - orchestrazione.
"Forever Changes" dei Love e' uno dei dischi piu' belli della Storia del Rock. Non e' tra i piu' conosciuti, ma poco importa. Note immortali della creatura di Arthur Lee, autore di quasi tutto il disco, scivolano nelle orecchie. Esiste una trama portentosa nel LP dei Love, (datato 1967!). Si rimane soggiogati dalla successione impressionante dei brani e dalle loro emanazioni magiche e misteriose. Lee e Bryan Maclean (quest'ultimo autore delle eccezionali "Alone again or" ed "Old Man") sono al top della loro ispirazione piu' nitida.
Il Love sound e' un folk rock orientato nel pop piu' genuino, accompagnato dalla voce a tratti tremula di Lee, ottimo chitarrista acustico. Una parte delle canzoni e' supportata da una vera e propria orchestra di archi e di fiati. In "Forever Changes" si entra dentro un paradiso di arrangiamenti via via sempre piu' lussureggianti e sincopati.
|
|
Love "Forever Changes".
"Alone again or" apre il disco su di un delicato arpeggio. Si tratteggia una base ritmica elettro acustica con maestose entrate orchestrali. E' un flamenco beat energico e struggente, con l'orchestra a disegnare contorni vellutati ed un grande solo di tromba. Violini e trombe vibranti dominano. Il finale e' superlativo con fiati dal sapore messicano. Bellissimo.
"A House Is not a Motel" si muove sui binari di due chitarre in fibrillazione e di un drumming perfetto ed ha le stesse caratteristiche ritmiche della precedente song con maggiore presenza di chitarre sia acustiche che elettriche. Grande.
"Andmoreagain" addolcisce con un po' di malinconia. Un brano da cuffie per la spensieratezza che produce. Acusticita' e violini sono un incanto. La voce, qui leggermente vibrante, fa il resto. Il pezzo assume i contorni di un dialogo a distanza tra un arpeggio acustico ed il fremito discreto degli archi. Spettacolare.
Una chitarra elettrica ben ritmata fa da perno per "The Daily Planet". Siamo in un rock easy intervallato da ottime soluzioni acustiche.
"Old Man" e' un altro brano pieno di miele... Prende l'animo come poche canzoni riescono a fare. Intervengono magistralmente tutta la sezione di archi ed un arpeggio pianistico di sottofondo. Trombe a colorarlo. Grandissimo.
"The Red Telephone" riempie la mente ancora di piu'. Orchestralmente ben misurato con una tastiera di sottofondo per buona parte del pezzo cede la parte finale ad una leggera psichedelia acustica.
"Maybe the People Would Be the Times or between Clark and Hilldale" riporta il clima musicale al confine con il Messico. Il pezzo rimbalza di umori latini. Ottimamente ritmato con chitarra elettrica e tromba a scambiarsi di posto. Bellissimo.
"Live and Let Live" e' un ottimo pezzo di acusticita' psichedelica. Il solo di chitarra e' particolare. Il pezzo presenta echi di sound garage sullo sfondo. Gli intermezzi sono da brividi; spezzati e ripresi. Il solo acido del finale e' una gemma. Bellissimo.
In "The Good Humour Man He Sees everything like this" la miscela di fiati ed archi che si rincorrono costruiscono un ottimo brano.
"Bummer in the Summer" torna ai ritmi cari ai Love. Il brano si appropria di elementi country e r'n'b, con l'interazione di chitarre acustiche ed archi ancora una volta incantevoli e vincenti. Basi di chitarra acustica e piano con chitarra solista appena pizzicata impreziosiscono. Lee canta come in un sciogli lingua. Notevole.
"You Set the Scene" e' il pezzo piu' lungo dell'intero disco. E' uno splendido brano, ritmato acusticamente, nel quale gli interventi orchestrali entrano un po' alla volta. A meta' brano cambiano le melodie. Finale in salita con tutta la strumentazione che si esalta.
Suonavano davvero bene i Love. "Forever Changes" e' un vero caleidoscopio di gusti e suoni musicali. L'album e' del 1967 ed e' un grandioso manifesto del pop elettro acustico orchestrale, di una delle migliori rock band: i Love. Il disco e' un autentico gioiello, pietra miliare della Storia del Rock.
Il gruppo nello stesso anno aveva partorito un altro bell'album "Da Capo", il loro secondo disco con canzoni gradevoli ed una suite di rock grezzo acido di 20 minuti, non riuscita totalmente, scopiazzata da "Going Home" dei Rolling Stones. Ma e' con "Forever Changes" che i Love si proiettano nell'Olimpo del Rock. In effetti Lee dichiarera' nel 1968:"Questa band non puo' dare di piu'...". E la cambio' nel successivo "Four Sail". Grande errore...!
|
|