Pearl Jam Ten - pag. 500 -

- pag. 501 - ROCK: 50 ANNI!   g.edi.c.


Pearl Jam  Ten
1991  Epic     Voto : 8 .

brani
Once      Even Flow      Alive      Why Go      Black      Jeremy
Oceans      Porch      Garden      Deep      Release

band
Stone Gossard - chitarre, effetti.  Mike McCready - chitarra solista, effetti.
Eddie Vedder - voce.  Dave Krusen - batteria.  Jeff Ament - basso.
guests: Rick Parashar - piano, organo, percussioni.  Walter Gray - violoncello.

Il nome dell'album deve le proprie origini dal numero di maglia del giocatore di basket Mookie Blaylock, dal quale il gruppo aveva inizialmente preso il nome.
Siamo a Seattle nel 1990 quando due musicisti, Jeff Ament, bassista, e Stone Gossard, chitarra ritmica, cercavano un cantante per riprendere a suonare dopo la morte per overdose del loro amico e compagno Andrew Wood, teatrale ed eclettico cantante dei Mother Love Bone. Jack Irons, un musicista di Los Angeles conosceva i due ed anche Eddie Vedder, benzinaio notturno di San Diego, cantante dei Bad Radio. Gli passo' il nastro dei due di Seattle. Vedder venne colto da un'ispirazione fulminante. Al termine di un turno di notte al distributore, ando' in spiaggia per una seduta di surf e poi corse a casa a comporre tre canzoni, sulla base della cassetta datagli da Irons. Intitolo' il nastro "Momma-Son" e lo spedi' a Seattle. Quando Ament la ricevette rimase sbalordito e la fece ascoltare immediatamente a Gossard. Assieme a Mike McCready, chitarra solista, convocarono Vedder perche' li raggiungesse prima possibile. Nel seminterrato della galleria d'arte Potatohead in una settimana prepararono il loro primo disco. Reclutato Dave Krusen come batterista i Cinque si fanno chiamare Mookie Blaylock. Tennero dei concerti a Seattle ed in California. Fino ad arrivare a marzo 1991 quando optarono per il cambio nome, Pearl Jam appunto, e registrarono "Ten" presso i London Bridge Studios col produttore Rick Parashar.
Le canzoni in "Ten" comprendevano la gia' citata trilogia "Momma-Son", che rispecchiava il vissuto di Vedder, i turbolenti rapporti col patrigno e la madre che gli nascose la morte del suo vero padre per anni. "Alive" e' il pezzo forte del disco; ribaltata in positivo dai fans facendola diventare l'inno alla vita per eccellenza, un adolescente scopre che il suo vero padre e' morto, si sente spiazzato e solo, e la madre inizia ad amarlo fisicamente in memoria del compagno defunto. ("Footsteps", struggente melodia che chiude la triologia con la condanna a morte del killer, non inserita nella versione finale dell'album diventera' un pezzo da batticuore nei live.)


Pearl Jam "Ten".

"Once", dall'apertura sinistra e dallo sviluppo potente.
"Even Flow" ha chitarre funk dal ritmo sali e scendi un fresco rock elettrico colorato da una voce malinconica e da un solo lunghissimo nella parte centrale di grande impatto.
"Alive" e' una mistura del maestro Neil Young e dei fraseggi sporchi e tirati di Johnny Cash, con un altro solo che evidenzia la bravura di McCready ed il suo stampo hendrixiano.
"Why go" ha un'apertura di basso ben scandito e batteria ben ritmata che preparano l'ingresso alla voce autoritaria e cadenzata (Born To Be Wild di Steppenolwiana memoria).
"Black" e' una ballata che unisce il folk rock e il country blues; drumming classico per chitarre morbide ma struggenti, ed una voce che sembra sussurrare parole d'amore e poi si lancia in un urlo di dolore e delusione.
"Jeremy" e' un altro capolavoro dal sapore Dylan/Young; Vedder esprime in questa canzone il dolore e la rabbia che sicuramente spinsero un ragazzo al gesto estremo. Una buona combinazione di solido rock, con voce e strumenti che sembrano un tutt'uno con tanta rabbia esternata.
"Oceans" assomiglia ad una nenia zeppeliana che ad alcuni ha ricordato Tim Buckley; una song dolcissima e triste.
"Porch": chitarra veloce e batteria leggera preparano il bel solo di McCready ed il rullante che catapulta la voce urlante di Vedder.
"Garden" presenta gli strumenti che sembrano urlare e lamentarsi in un continuo eco.
"Deep" e' cupa dalle emozioni altalenanti; i versi suonano bassi e sottomessi ed esplodono nel chorus pieno e bombato, legati dagli urli rabbiosi e malinconici di Vedder.
"Release" e' liberatoria; in evidenza la voce che unisce se stessa e gli strumenti in una preghiera dolce e speranzosa.

Quello che questa band ha creato non e' soltanto buona musica, suoni potenti e melodici ritmati da una voce calda e roca, cosi' espressiva da essere arrabbiata e dolcissima allo stesso tempo. Non e' soltanto ammirazione e devozione per Neil Young, rocker canadese con il quale hanno collaborato e inciso un disco. I Pearl Jam sono una band che vive per la musica. E per i loro fans, ad esempio dando loro la possibilita' di acquistare materiale spesso introvabile attraverso il sito internet, regalando annualmente agli iscritti al loro Ten Club un singolo natalizio in vinile, affrontando a spese proprie una infruttuosa battaglia contro il colosso Ticket Masters, che si' organizza concerti super efficienti ma con commissioni altissime prelevate dai biglietti venduti a prezzi maggiorati rispetto altre compagnie.
Dopo anni la rabbia non e' passata, e' semplicemente diventata piu' matura, piu' propensa ad affrontare i problemi sociali oltre che personali. La rabbia e' diventata amore per la natura, per gli oceani, per la famiglia; dolore per tanti fatti tristi accaduti nella loro carriera, tanto per citarne qualcuno le morti di Kurt Cobain e di Jonny Ramone, i nove fans caduti al festival di Roskilde in Danimarca, che tutt'ora la band ricorda nei loro concerti.


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