Genealogia
Perigeo
Genealogia
Perigeo
1974 RCA
brani
Genealogia
Polaris
Torre del Lago
Via Beato Angelico
In Vino Veritas
Monti Pallidi
Grandi Spazi
Old Vienna
Sidney's Call
Voto : 8-- .
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Genealogia - Perigeo - RCA 1974
band
Claudio Fasoli - saxofono, fiati.  Tony Sidney - chitarra elettrica ed acustica
Franco D'andrea - piano elettrico Fender Rodhes, pianoforte, tastiere.
Giovanni Tommaso - contrabbasso e basso, sint, effeti sonori, moog. Bruno Biriaco - batteria, percussioni.
guest : percussionista brasiliano Mandrake - batteria conga.
Perigeo "Genealogia".
L' album "Genealogia" della fine del 1974 comprende brani di jazz rock, di alto livello, e piu' orecchiabili, con maggiore utilizzo del sintetizzatore. La carriera del Perigeo, sembrava in quell' anno intramontabile. Agli inizi discografici un tantino scettici da parte della RCA : il gruppo jazz-rock piu' noto del panorama italiano aveva saputo ritagliarsi un ottimo spazio. Purtroppo solo due anni dopo avviene la scissione del gruppo. I cinque oltre all' attivita' di gruppo, avevano mantenuto sempre altre esperienze musicali per sopperire alle scarse entrate economiche e per ottenere propri spazi personali di ricerca.
Questo disco presenta brani acclamatissimi dal loro pubblico, tra jazz elettronico e trovate sonore azzeccate. Non mancano i pezzi in chiave tipicamente jazz-rock.
Dai titoli delle tracce, si evincono anche i luoghi di origine e di vita di ciascun membro della band. Da ricordare anche la bella copertina in bianco e nero, realizzata da Ren Pearson.
"Genealogia" e' un pezzo grintoso che intraprende una metrica jazz-rock con ritmo sostenuto. E' il sax che disegna il motivo principale aperto ad effetti elettronici. E' un brano carino, ma dilatato oltremisura dalle cadenze del motivo dominante.
"Polaris" presenta il piano elettrico che articola cadenze sfuggevoli sopra una ritmica rock. La chitarra sferza sgraziando qui e la' il brano; mentre il sax ricama brevi assoli sopra un tempo di basso e batteria troppo uguale a se' stesso.
"Torre del Lago" e' un bel brano impostato dal pianoforte sul quale voci eteree ed un sax bellissimo punteggiano la trama.
"Via Beato Angelico" ha un splendido inizio tra violenti percussioni affogate in effetti elettronici e pizzicati pianistici. Il brano si ferma per aprire tutt' altra melodia; la graziosita' che ne esce e' dettata dagli strumenti che non aggrediscono, ma sottolineano belle vibrazioni tonali.
"In Vino Veritas" e' un pezzo che suona hard jazz-rock nella sua struttura frenetica. I saxofoni si sovrappongono inizialmente. La parte piu' free-jazz e' troppo incorporata di suoni elettrici. Notevole e' comunque l' apporto tecnico dei strumentisti. Il pezzo risulta grande, ma sgraziato.
"Monti Pallidi" e' tranquillo e si appoggia su un refrain chitarristico graduale per poi liberare la parte pianistica.
"Grandi Spazi" e' elegante con un piano amplificato ed un sax che raccoglie mistero sopra arpeggi pianistici e percussioni che vibrano. Il pezzo ha poi un sussulto ritmico, ma presenta ancora leggerezza che rapisce. Entra la chitarra elettrica in maniera decisa e corposa percuotendo il brano jazzato.
"Old Vienna" ha un intro solare; quindi eccolo ruotare in un jazz che gioca su poche note portate in successione. Un classico connubio di jazz e walzer, suonato in tre quarti.
"Sidney's Call", e' costituita da piu' situazioni, spesso cupe e malinconiche, nelle quali si alternano chitarre acustiche arpeggiate, assoli e intonazioni vocali.
Il 1974 e' l'anno di "Genealogia", un album piu' "accessibile" rispetto al precedente e segnato da un maggior impiego dei sintetizzatori, con l'avvento del moog, suonato dallo stesso Tommaso. Il disco si presenta ancor piu' ricco e variegato, con una brillante commistione di generi musicali. Le ritmiche e le armonie presentano una conformazione piu' rock, anche se l'anima jazz del gruppo resta piu' che mai viva.
Vale la pena sottolineare il fatto che alcuni dei brani di questo professionistico album suonano veramente bene, intrisi di novita' sonore non solo per quanto riguarda il jazz elettrico, ma il panorama rock di allora. Purtroppo la nota stonata e' che la ripetitivita' dei refrain, in alcuni pezzi, limita l' espressione jazzistica che gravita su se stessa non procedendo verso quella liberta' improvvisativa tipica del jazz.
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