Pretty Things S. F. Sorrow - pag. 138 -

- pag. 139 - ROCK: 50 ANNI!   g.edi.c.


Pretty Things  S. F. Sorrow
1968  Harvest    Voto : 8+ .

brani
S.F. Sorrow Is Born    Bracelets of Fingers    She Says Good Morning
Private Sorrow    Balloon Burning    Death
Baron Saturday    The Journey    I See You
Well of Destiny    Trust    Old Man Song    Loneliest Person

band
Phil May (Phillip Arthur Dennis Wadey) - voce principale, disegno copertina.  Twink (John Twink Alder) - batteria, percussioni, voce.
Dick Taylor (Richard Clifford Taylor) - chitarre, voce, fotografia.  Wally Allen Waller - basso, chitarre, piano, voce, tastiere, fiati, effetti.  John Povey - organo, clavicembalo, mellotron, percussioni, sitar, voce, effetti.
guest: Peter Mew - ingegnere, effetti.

Il nome "Pretty Things" deriva da una canzone di Bo Diddley. I Pretty Things sono stati dei precursori. Con "S.F. Sorrow" del 1968 inaugurano ufficialmente l'era degli album concept e della rock opera. Di poco anticipano "Tommy". Taylor impose inizialmente al gruppo rudi brani riffati ma il nuovo utilizzo di tastiere e mellotron fornirono ai P. T. nuova linfa musicale. I Pretty Things alla fine del 1967 introducono la loro musica in quell'universo di suoni acidi e sperimentali e la miscelano in quel capolavoro che e' "S. F. Sorrow". L'album concept narra la storia in musica e liriche di Sebastian F. Sorrow, figlio di proletari impiegati nella fabbrica della miseria con una una triste infanzia ed una adolescenza e gioventu' altrettanto brutta (la guerra, la perdita della fidanzata); anche l'arrivo della vecchiaia e' disarmante per la solitudine senza fondo.
Il doppio disco e' bellissimo. Un caleidoscopio di idee, di immagini e di visioni con una scelta indovinata delle strumentazioni. "S.F. Sorrow": ritmiche grandi di Twink, rock graffianti, psichedelie ibride, romantici tratteggi pre progressive. Utile anche per questo scopo lÕapporto delle tastiere di John Povey. "S.F. Sorrow" del 1968 ci offre una collezione di canzoni fresca e vibrante ed a tratti commoventi ed eccitanti.
Prima di "Tommy"e di "The Wall" i Pretty Things tracciano un universo malato, violento, nelle cui vene marce crescono i primi sintomi di una pazzia senza consolazione, senza via d'uscita.


Pretty Things "S. F. Sorrow".

"S.F. Sorrow Is Born" ha un bellissimo inizio con atmosfere alla Moody Blues e con "Armenia" degli Who nelle orecchie ("The Who Sell Out").
"Bracelets of Fingers" e' una marcetta con coretti sixty vibranti ed orientaleggianti. "Love, LoveÉ" riporta alla mente ancora gli Who di "Sell Out".
"She Says Good Morning" sa molto di Kinks con qualcosa anche dall'album bianco dei Beatles; ha un sonoro multisfaccettato con una ritmica molto mossa.
"Private Sorrow": che bellezza di fiati e rullate ottimamente inserite all'interno di solarita' tastieristiche alla Moody Blues.
In "Balloon Burning" la chitarra sale in cattedra, ma non opprime; una chitarra anche lunga e coretti perfetti amalgamati con tanto di deflagrazione centrale in un solo sfrenato e bello con il chorus tagliato in una fuga insolita attraversata da una ottima bolgia ritmica.
"Death": che bel sitar con suoni barrettiani riverberati... ed ancora sitar; un brano nel quale dilatazioni sonore entrano improvvise quanto attanaglianti. "Death" e' tesa tra il sitar ed una macabra linea di basso.
"Baron Saturday" e' rockeggiante con quella ritmica spezzata e con tappeti di mellotron sinuosi; venature black si intromettono mentre la chitarra lacera accompagna la piu' convincente prova vocale di May, tra il beffardo recitato del verso e la rauca profondita' del ritornello; il lavoro percussivo e' travolgente e gradevole movimentato da riverberi soavi e flauti acidini che riaprono al maestoso mellotron con finale di coretti alla Beatles.
"The Journey" e' un folk rock algido con solari frangenti acustici delle chitarre e coretti mielosi; con chitarra elettrica ben piantata ed amalgamata nel tessuto musicale.
"I See You" presenta psichedelie leggere con chitarre simil blues; la melodia appare orientaleggiante; il pezzo cerca di indurirsi ma si blocca in un pop acidino con percussioni febbricitanti ed un canto ipnotico.
"Well of Destiny" e' acido sperimentale con un riverbero dÕorgano lasciato oscillare ed un'ipotesi di chitarra.
"Trust" e' solare alla Moody Blues con coretti precisi e pop; e' un pezzo molto bello che si muove su una stupenda progressione di piano e su una melodia che e' cristallo e velluto stropicciato: un poÕ Kinks e un poÕ Beatles; alla fine vira sul versante malinconico.
"Old Man Song" ha la voce affogata di Phil May con brillanti percussioni ed un geniale lavoro di accumulazione progressiva del materiale sonoro.
"Loneliest Person" e' una splendida ballata malinconica con basso e batteria che pestano appena ed il canto che si incunea tra le tastiere.

La versione rimasterizzata del 2003 offre un live del 1988 "at Abbey Road" e quattro pezzi in piu' rispetto al disco originale del 1968. Si tratta di outtakes e singoli: "Defecting Grey" e' barrettiana e traffichiana con canti filastrocca ed effettini; "Mr. Evasion" ha una bella chitarra elettrica hard ben tirata tra lievi acidita'; "Talkin' About the Good Times": tamburi battenti, tastiere e mellotron da pattinarci sopra orientalieggianti; "Walking Through My Dreams": ancora Traffic con Stones grezzi.


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