Exile on Main Street
Rolling Stones
Exile on Main Street
Rolling Stones
1972 Rolling Stones Records
brani
Rocks off
Rip this Joint
Hip Shake
Casino Boogie
Tumbling Dice
Sweet Virginia
Torn and Frayed
Sweet Black Angel
Loving Cup
Happy
Turd on the Run
Ventilator Blues
I just Want To See her Face
Let it Loose
All down the Line
Stop Breaking down
Shine a Light
Soul Survivor
Voto : 8--- .
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Exile on Main Street - Rolling Stones - Rolling Stones Records 1972
band
Mick Jagger - voce principale, armonica. Charlie Watts - batteria.
Bill Wyman - basso. Mick Taylor - chitarra ritmica e solista, basso.
Keith Richards - voce, chitarra solista e ritmica, piano e basso.
guests : Al Perkins - steel guitar. Bobby Keys - saxofono, percussioni. Jim Price - tromba, trombone, organo.
Ian Stewart, Nicky Hopkins - piano. Billy Preston - tastiere.
Amyl Nitrate - marimba. Bill Plummer - acustico ed elettrico basso. Jimmy Miller - batteria, percussioni.
Gram Parsons - accompagnamento vocale in "Loving Cup" e "Sweet Virginia".
Clydie King, Vanetta, Jerry Kirkland, Tammi Lynn, Shirley Goodman, Joe Green, Kathi McDonald - cori.
Rolling Stones "Exile on Main Street".
Gli Stones di "Exile on Main Street" hanno rotto la barriera della bella forma, puntando dritto alle viscere del rock nella sua forma piu' grezza e brutale. In effetti le canzoni hanno perso l' orecchiabilita' tipica dei riff-stoniani e non tutte sono di grandissimo livello.
Alcuni brani erano scarti dei dischi precedenti.
Non piacque molto a Mike Jagger quando usci' : lo considerava troppo grezzo e mal prodotto. La fase finale del disco, il rimixaggio avverra' a Los Angeles.
Richards ci mise tutta la sua passione per gli stili tradizionali lavorando al disco e registrandolo, in buona parte, nella sua villa nel sud della Francia. Gli Stones erano scappati dalla Gran Bretagna, dalle tasse inglesi per essere piu' precisi, per loro troppo onerose. Ed in quella villa ci abitavano tutti : musicisti, mogli, fidanzate, figli, guests... e droga... che arrivava direttamente da Marsiglia : droga leggera e pesante a chili. Richards era spesso impegnato a suonare ed a sballarsi.
Le foto da mercatino delle pulci e delle stranezze che sono nella copertina del doppio LP sono di Robert Frank.
"Exile on Main Street" e' il sommario del Richards-pensiero. Nel doppio album del 1972 c' e' tutto quello che ossessiona Richards : il boogie blues, il gospel, la tradizione popolare ed il folk, il r' n' r' , l' honky tonk e certi suoni in piena armonia con riti voodoo ed affini, impastati con quel cantore artigiano ed anarchico che risponde al nome di Mick Jagger.
La vena creativa di Richards, in quel 1972, risente in parte, probabilmente, anche della frequentazione ed amicizia con il country-rock man Gram Parson.
Le diciotto canzoni vennero incise in un periodo nel quale Richards era parecchio dentro alla droga. Diceva che la droga lo riusciva a tenere concentrato sul lavoro e sulla famiglia e gli toglieva le pressioni esterne : tasse inglesi, in primis. Nonostante cio' si riusci' a confezionare il doppio disco per la gioia dei fans che accolsero "Exile on Main Street" come un ritorno alle radici dei Rolling Stones.
E' un album impreziosito anche da Mick Taylor e da Ian Stewart : i loro apporti nella miscela rollingstoniana in "Exile" sono impareggiabili. Richards non amava molto Taylor : lo considerava bravissimo con la chitarra elettrica, ma privo di cuore : troppo tecnico, insomma. Taylor non amava molto il tipo di vita degli Stones, ma probabilmente non tollerava che alcune sue intuizioni chitarristiche fossero poi non incise nei brani ... (un anno e mezzo piu' tardi se ne ando' dal gruppo di sua volonta' ... ). In effetti il duo Jagger-Richards era parecchio egoista sui brani da inserire nei dischi. In effetti Bill Wyman, anni dopo, se ne ando' proprio per quel motivo!
"Rock off" apre l' album : e' un rock' n' roll' che sembra uscire da una session fatta in "Sticky Fingers"; la song si muove agilissima tra chitarre ritmiche ed il piano di Ian Stewart. Ottimi interventi ai fiati di Jim Price.
In "Rip this Joint" gli Stones presentano un boogie abbastanza indurito e di facile presa con un grande solo di sax di Keyes.
"Hip Shake" e' costruito sopra un riff che assomiglia molto ad ''On the road again'' dei Canned Heat nel giro di note suonate dal basso di Wyman.
"Casino Boogie" ondeggia tra honky tonk e boogie. Si cesella con la slide ed il sax.
"Tumbling Dice" richiama il boogie blues caro a Richards : il pezzo si muove anche in territori gospel. La voce di Jagger risulta affogata tra gli strumenti.
"Sweet Virginia" e' una song-tradizione, molto honky tonk e splendidamente condita di armonica, piano e sax. Anche qui cori gospel.
"Torn and Frayed" viene fraseggiata da piano ed Hammond e sconfina nel country.
"Sweet Black Angel" e' un bel brano dove la chitarra acustica e le percussioni dominano; il finale e' lasciato ad un d' armonica.
"Loving Cup" si culla sopra il piano di Ian; quindi il brano entra nel gospel con fiati a primeggiare.
"Happy" e' un rock' n' roll' di sana e robusta costituzione rollingstoniana.
Con "Turd on the Run" si torna alla tradizione popolare; il pezzo e' abbastanza elettrico, sembra quasi una cantilena.
"Ventilator Blues" e' un brano grezzo con un cantato istrionico; con un sax che graffia ed un piano in perfetto stile honky tonk.
In "I just Want To See her Face" gli Stones sperimentano riti voodoo ed affini con vocalizzi : siamo nella semi-psichedelia gospel, ma lontani da "Simpaty for the Devil".
"Let it Loose" presenta memorabili fraseggi di piano, di chitarra elettrica e la voce aggressiva di Jagger; il brano quindi si fa trascinare con le trombe in pieno gospel.
"All down the Line" e' un altro bel rock' n' roll' corposo in pieno stile Stones.
"Stop Breaking down" e' un blues di Robert Johnson che gli Stones rendono grande e molto pulito soprattutto con la ottima solista di Richards; la batteria suona come dinanzi ad un rito pagano.
Su piano e voce "Shine a Light" prende vita. Un Hammond pulito e vibrato fa da tappeto alla song che si muove tra pop e rock easy con coretti gospel che lavorano ai fianchi...
Potente, vibrante, con quella voce maniacale di Jagger, "Soul Survivor" va a chiudere il doppio album.
Con "Exile on Main Street" del 1972 si chiude un ciclo per i Rolling Stones. Nessuna delle pagine discografiche successive si accostera' piu' alle vette musicali raggiunte da dischi degli anni '60 e dai primi due LP dei '70 : "Sticky Fingers", il disco leggendario, ed "Exile on Main Street", appunto. Quest' ultimo doppio LP viene considerato anche l' ultimo grande disco dei Rolling Stones ed e', probabilmente, il miglior disco blues "bianco" realizzato. I fiati sono un monumento, il piano di Ian Stewart lo e' anch' esso. Ma il disco in toto e' parecchio inferiore al precedente "Sticky Fingers" e, probabilmente, comunque, il piu' impegnato album delle Pietre Rotolanti.
Il doppio album e' il piu' memorabile furto perpetrato ai danni, o a favore, dei neri. Ma e' anche la somma di tutto cio' che gli Stones conoscevano dei dischi ascoltati da giovanissimi. Sudicio e selvaggio e grezzo, "Exile on Main Street" e' fatto del cantare di Jagger (qui come cantante soul istrionica) e della inventiva di Richards. Nonostante la minore presenza dei riff tipici degli Stones e', comunque, "Exile on main street" un inno al sano e creativo Rock.
Il Suono Stones negli anni in avanti non e' stato piu' lo stesso. Jagger diventa troppo attaccato a seguire le musiche in voga al momento. Richards non le considerava per niente. Raggiunsero compromessi negli anni successivi, ma anche divergenze che misero in crisi la band; con un Ron Wood (entra nei Rolling Stones ufficialmente nel 1975, ma li frequentava da tempo addietro) a fare spesso da paciere tra le parti. Quello che e' certo : e' che il primo grande periodo degli Stones termina con questo bel doppio disco.
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