Never Mind The Bollocks, Here Is The Sex Pistols
Sex Pistols
Never Mind The Bollocks, Here Is The Sex Pistols
Sex Pistols
1977 Virgin
brani
Holidays in the Sun
Bodies
No Feelings
Liar
Problems
God Save the Queen
Seventeen
Anarchy in the U.K.
Submission
Pretty Vacant
New York
E.M.I.
Voto : 7+ .
|
Never Mind The Bollocks, Here Is The Sex Pistols - Sex Pistols - Virgin 1977
band
Jhonny Rotten (Johnny Lydon, vero nome) - voce principale. Paul Cook - batteria e percussioni.
Steve Jones - chitarre, effetti. Sid Vicious - basso .
Sex Pistols "Never Mind The Bollocks, Here Is The Sex Pistols".
Il Punk dei Sex Pistols, come quello dei Ramones, e' da molti considerato l' essenza del Rock. A differenza dei Ramones, il Punk-Rock dei Sex Pistols aspira ad essere il primo vagito animalesco, primitivo, di un Rock dal quale ripartire ... distruggere ... per i Sex Pistols : senza sapere pero' cosa ri-costruire. In effetti "I Don't..." ricorre in tutte le tracce del LP "Never Mind The Bollocks, Here Is The Sex Pistols" del 1977!
I Sex Pistols hanno dato uno scossone alla dormiente Inghilterra dei 'Settanta con brani rumorosi e testi offensivi, nichilisti, distruttivi, rabbiosi.
La voce di Johnny Rotten e' isterica, bambinesca e canzonatoria, una vera caricatura. I potenti riff chitarristici sono elementari per il disgusto di chi invece ammirava le ricercatezze strumentali, la batteria e' sbattuta piu' che suonata, il basso e' puramente ritmico.
"Never Mind the Bollocks, Here Is The Sex Pistols", del 1977, e' l' album-manifesto di uno dei due gruppi-simbolo del Punk (l' altro sono i Ramones). Le canzoni sono costituite da tre/quattro accordi, urla e grida, testi minimali, violenza verbale e musicale : altro ? Pochi e brevi soli di Jones qua e la'!.
Eppure rimane un disco che si ricorda ancora per le pernacchie alla regina Elisabetta inclusi in "God Save the Queen", il nichilismo e l' anarchia di "Anarchy in UK" e gli sberleffi di "EMI".
"Never Mind the Bollocks, Here Is The Sex Pistols" del 1977 rappresenta con grande lucidita' un momento preciso del Rock : la fine del Rock Progressivo (o quasi), di quello Psichedelico (o quasi), dei lunghi brani fatti di soli virtuosi (o quasi). Sembra, tutto cio' strano, per un gruppo di ragazzi di strada messi insieme da un manager furbo ed arrivista : Malcolm McLaren. Il disco appare uno sfogo a ritmo rock molto veloce. Difficile dire se ci sono delle attinenze con certo Rock degli anni '60 : i primi Roling Stones, Kinks, Stooges ... ? ... Mah ... qualcosina c' e' ... ma : poca roba!
"Holidays in the Sun" inserisce una marcia militare subito all' Inizio che fa da preludio al trionfo che acquisira' il genere musicale di cui e' il primo esempio. E' un brano piacevole che attinge molto dall' hard rock. Uno dei pezzi piu' famosi dei Sex Pistols.
"Bodies" presenta cori malati e scordati. Per i puristi del genere Punk, questa song (ad esclusione dell'ingresso) e' il classico brano punk standard. Ha un ritmo ossessivo di chitarra e batteria con la voce che privilegia gli alti urlati. Carina comunque.
"No Feelings" e' una invettiva sarcastica. Un altro pezzo ritmato con giri di chitarra che ammiccano al rock'n roll. Bellissimo, se si considera che un anno prima dell'uscita dell'album, Rotten aveva dichiarato :"Nessuno dei componenti del gruppo prima di unirsi conosceva l'uso di uno strumento musicale!".
"Liar" dedicata al bugiardo Malcolm McLaren e' caratterizzata da tipiche sonorita' punk. Simile a "Bodies" denota lo stile dei Pistols, un po' piu' vario rispetto a gruppi come i Ramones, in particolare per i brevi soli di chitarra presenti nel pezzo.
"Problems" ha ispirato il titolo dell'album, indirizzato parecchio verso l' heavy metal, esce dai canoni classici dei Pistols. Ritornello orecchiabile.
"God Save the Queen" e' il brano che ha immortalato i Sex Pistols. Parodia dell'inno nazionale inglese, fu causa di uno dei loro arresti. La cantarono mentre su una barca navigavano il Tamigi in prossimita' di Buckingam Palace. L'offesa ai reali fece scalpore.
"Seventeen" e' un' altra canzone che strizza l' occhio musicalmente all' heavy metal. La caratteristica tipica del Punk e' resa maggiormente dalla voce ch¸ e' urlata anziche' cantata.
"Anarchy in the U.K." apre con la risata satanica di Rotten. E' un altro brano storico dei Sex Pistols. Come tutti i testi del gruppo, anche questo e' quantomeno impegnato e privo di banalita', nonostante sia fondamentalmente poco pretenzioso dal punto di vista espressivo.
"Submission" e' una song chiaramente ispirata ai Velvet Underground. Sembra quasi un tributo a Lou Reed. Alla base si accomuna pero' la solita voce che tende ad urlare piu' che a cantare. Grida con tonalita' alte tipiche del punk, in antitesi con l'urlo basso tipico del Soul.
"Pretty Vacant" e' un pezzo sul mondo della disoccupazione inglese. E' un altro brano storico dei Sex Pistols. Permeato dal solito rimo travolgente con brevissimi soli di chitarra che lo impreziosiscono.
"New York" ammicca al reggae-rock. Pezzo che non aggiunge nulla di nuovo ai canoni della band. Anzi per ritmi e voce si puo' definire come il brano di default del gruppo.
"E.M.I." ironizza sulla casa discografica che li ha cacciati. Conclude l' album caratterizzandolo rispetto a quelli prodotti da altri gruppi a loro contemporanei, per un maggior impegno sociale. E' l' a b c comportamentale del movimento punk.
La gestazione del disco appare unica nel Mondo della Musica Rock. I Sex Pistols avevano gia' fatto uscire alcuni 45 giri con la EMI ed erano pure sotto contratto con essa; ma questa casa discografica li licenzio' per le loro "anarchizzate" in pubblico ed in video. E pago' pure la penale pur di liberarsene! Il gruppo produceva singoli oltraggiosi per le istituzioni britanniche e per tutti i perbenisti. Andarono, i Sex Pistols, alla A&M : ma non usci' niente per questa etichetta. L' album "Never Mind The Bollocks, Here Is The Sex Pistols" del 1977 costituito da parecchi singoli e qualche inedito : venne fatto uscire dalla Virgin. Con sarcasmo i Sex Pistols dedicarono "E.M.I." all' etichetta che li aveva cacciati! Il LP suona sporco e rozzo ripieno di riff grintosi e semplici, ma, dicono le cronache, venne ripulito un bel tantino in fase di mixaggio.
Dal punto di vista musicale appare duro e tagliente ma e' percorso praticamente dagli stessi suoni per tutta la sua durata. Inesistenti o quasi i soli chitarristici. Rotten usa la sua voce in modo aspro e storpiato sia dallo slang sia dai difetti di pronuncia.
Il taglio netto con il Rock degli anni precedenti e' sintetizzato in queste parole dei S. P. :"We like noise it's our choice/ If's what we wanna do/ We don't care about long hair" (""Ci piace il rumore, e' la nostra scelta/ Se e' cio' che vogliamo fare/ Non ce ne importa dei capelli lunghi"").
Questo disco, insieme ai primi tre dei Ramones, ha fatto, definitivamente, esplodere il fenomeno Punk in tutto il mondo.
Se Rotten fu l' animale intellettuale del Punk, Vicious (che sostitui' quasi subito il primo bassista : Glen Matlock) rappresento' pienamente il nichilismo punk. Vicious, tossicodipendente e continuamente sull' orlo del collasso finale, prima pugnalo' a morte la sua ragazza, e poi, rilasciato in liberta' provvisoria, si suicido' con una overdose di eroina.
La morte del bassista dei Sex P”stols, Sid Vicious, il 2 febbraio 1979 venne presa, in seguito, come data che sancisce la fine del Punk.
C'e' quindi chi considera "Never Mind The Bollocks, Here Is The Sex Pistols" del 1977 un Capolavoro Assoluto. Anche Frank Zappa lo elogio'.
E' un disco storico, questo si', bello, ma non eccezionale.
|