Volume One
Soft Machine
Volume One
Soft Machine
1968 ABC

brani
Hope for Happines
Joy of a Toy
Hope for Happines (reprise)
Why Am I So Short
So Boot If at all
A Certain Kind
Save Yourself
Priscilla
Lullabye Letter
We Did it again
Plus Belle Qu'Une Poubelle
Why Are We Sleeping ?
Box 25/4 Lid

Voto : 8+ .


I TESTI
DELL' ALBUM

Volume One - Soft Machine - ABC 1968

band
Robert Wyatt - voce, batteria e percussioni.
Kevin Ayers - basso, chitarra elettrica.
Mike Ratledge - tastiere, organo, piano.
guest : Brian Hopper - composizione suoni e melodie e testi di alcuni brani del disco.

Soft Machine "Volume One".

I Soft Machine sono stati i pionieri della psichedelia britannica e secondo alcuni critici anche i precursori del rock progressivo. Di certo si sa che la loro musica era tutto quello che l' avanguardia rock e jazz potesse riassumere in se' negli anni '60. Le esperienze nei ''Wilde Flowers'' a Canterbury risultano importanti per definire i suoni successivi dei vari musicisti che si sono succeduti tra le fila del gruppo. E cosi' dicasi per l' incontro con quel folletto-geniale di David Allen. In questo "Volume One" del 1968 registrato negli Usa, dopo una disastrosa esperienza in tour con Jimi Hendrix confluisce un insieme di jazz, psichedelia, rock, musica classica d' avanguardia e dada. In questo particolare disco i tre musicisti (quattro se si vuole aggiungere la parte compositiva di Brian Hopper) raggiungono vertici espressivi stupendi. I Soft Machine vi inseriscono effetti sonori insoliti, amplificazioni particolari. Insomma : costruiscono quello che successivamente venne chiamato 'Scuola di Canterbury Sound', ma anche 'art-rock'. Va detto che in questo primo disco la vena geniale di Robert Wyatt non invade tutto il lavoro ma si differenzia in parti minori. Il suo genio sara' piu' impresso nel secondo disco dei Soft Machine.

Suoni "strani" ma gradevoli giungono in apertura di "Hope for Happines"; quindi il brano prende ritmo tra le singolari sonorita' ''canterburyane''.
"Joy of a Toy" presenta una chitarra dotata di una distorsione commovente ma bellissima. Nel finale di brano i suoni psichedelici dei Soft Machine si aggiungono.
"Hope for Happines (reprise)" .... piu' ritmica della precedente.
"Why Am I So Short" e' una ballata psichedelica che si appoggia sulle tastiere rockeggianti di Ratledge.
"So Boot If at all" e' un capolavoro di brano. Tutte le ''stranezze'' psichedeliche dei Soft Machine vi gravitano dentro : con tanto di assolo di batteria e piano sui toni alti.
"A Certain Kind" presenta organo e voce di Wyatt con il suo canto melanconico-celestiale. Nel finale il brano pare prendere il volo sulle ali della voce di Robert e l' organo di Mike che lo chiude.
"Save Yourself" si presenta come un rock grezzo dai tratti dissonanti e contorti.
"Priscilla" e' un intermezzo psichedelico....
"Lullabye Letter" e' un brano di sapore prettamente free-jazz elettrico. Il basso di Ayers sta' sopra tutti. L' elettricita' fornita dalle tastiere di Mike e la voce ''affogata'' di Robert non lo fanno decollare.
"We Did it again" e' Ayers in ripetizione di se' stesso. Sopra la melodia vocal-ritmica si aggiungono altre dissonanze. Interessante pezzo se non fosse per la troppa ripetitivita' di alcune frasi.
"Plus Belle Qu'Une Poubelle" e' un intermezzo ritmico-melodico.
"Why Are We Sleeping ?" e' un brano dai fraseggi melodico-free-jazzati ai quali si intervallano ritornelli gradevoli ma con stravaganze rockeggianti e stralunate.
"Box 25/4 Lid" : lo sperimentare con pochi strumenti e su poche corde dei Soft Machine.

Ad un primo ascolto questo "Volume One" puo' far scrivere : musica stralunata, dissonante, dal difficile assorbimento. Le contaminazioni non si contano, il fluire dello sperimentare incanta, ma non ovunque. La critica che si puo' fare ai brani e' che, a volte, mancano di maggiore sviluppo compositivo e che quando si sviluppano risultano troppo ripetitive le frasi ritmico-melodiche (sviluppo comunque raggiunto, anche troppo, in "Third" del 1970). Questo e' il disco di Ayers, Ratledge e Wyatt in toto : che non vede il prevalere dell' uno sugli altri. Va inoltre precisato che Kevin Ayers al basso regala una forte impronta al suono dei S. M. in questo loro primo disco d' esordio, registrato negli USA, nel 1968. Ma bisogna affermare anche : Brian Hopper, che entrera' in formazione come guest anche nel successivo disco "Volume Two", vi partecipa in fase compositiva ed anche nei testi di alcuni pezzi.

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pagina a cura di   Graziano Edi Corazza
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