Third
Soft Machine
Third
Soft Machine
1970 CBS
brani
Facelift
Slightly all the Time
Moon In June
Out-Bloody-Rageous
Voto : 8+ .
I TESTI
DELL' ALBUM
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Third - Soft Machine - CBS 1970
band
Robert Wyatt - voce, batteria e percussioni. Hugh Hopper - basso, fuzz-bass.
Mike Ratledge - tastiere, organo, piano.
guests : Elton Dean - alto sax, saxello, sax.
Lyn Dobson - flauto, tromba, sax soprano. Nick Evans - trombone.
Jimmy Hastings - basso clarinetto, flauto. Rab Spall - violino.
Soft Machine "Third".
"Third" viene pubblicato nel 1970. Due dischi, quattro facciate. Ognuno della band libero di scriversi il suo pezzo e di svilupparlo per 18 - 19 minuti.
Questo procedimento e' alla base di tutti i brani del doppio-disco. Questa volta i Soft Machine hanno voluto dilatare le proprie idee anziche' fondere le anime dei singoli componenti come avvenuto nei primi due dischi, comunque molto belli, soprattutto il secondo. La critica principale ai loro primi due lavori discografici riguarda il sound affascinante prodotto dalla band che sembra irrisolto, incompleto.
Ecco "Third" con la semplice soluzione : lasciare che ognuno gestisca in maniera autonoma il proprio materiale : due brani sono di Ratledge, uno di Hopper ed uno di Wyatt.
Il "progressive" era nato da poco ed i Soft Machine ne decretano gia' il superamento, sconfinando nella 'terra di mezzo' che separa il jazz dal rock, l' avanguardia dal classico British sound, la psichedelia dal rock acido.
Del sound iniziale, impostato ai primordi del Canterbury Sound da David Allen, dai Soft Machine e dai Caravan rimane poco, ma lo si apprezza ancora.
"Facelift" apre il disco. Da subito i Soft Machine si gettano a capofitto nel regno del jazz con notevoli tuffi in quello piu' acido e free; i Soft Machine sono a tutti gli effetti i pionieri di un certo tipo di jazz-rock che in questo particolare brano assume toni hard soprattutto nella prima parte. Il pezzo si muove tra le pulsazioni ritmiche di una batteria mai stanca di nuovi battiti, impostazione free (parecchio free) dei fiati e, soprattutto, i miscugli sonori del fuzz-bass di Hopper.
"Slightly all the Time" e' costruito su un nucleo tematico ridotto ai minimi termini; con questo movimento, che passa quasi inosservato data la presenza principale dei fiati, Ratledge accosta jazz e minimalismo. La cellula iniziale, sempre affidata al gruppo di fiati, viene riproposta di continuo con variazioni. Talvolta la variazione e' melodica, talvolta ritmica.
Intorno al sesto minuto una repentina accelerazione introduce uno dei momenti piu' belli del disco : l' assolo di flauto di Dobson. In questa sezione del brano da sottolineare l' enorme lavoro di rifinitura 'jazzy' di Wyatt ai charleston.
Le continue accelerazioni e decelerazioni di tempo caratterizzano l' intero brano, nel quale le linee principali sono sempre affidate ai fiati con piccoli sviluppi improvvisativi.
Una brusca fermata, intorno al dodicesimo minuto, ci porta ad un nuovo tema, impostato da sax e basso. L' atmosfera si fa plumbea, notturna. Quindi l' improvviso ritorno del tema iniziale, anch' esso all' unisono, conduce alla fine del pezzo. Stupendo.
"Moon in June" e' costruito con pochi, classici strumenti ricorrendo ad artifici elettronici nella seconda parte. Solo un organo ed una batteria per i primi 8 minuti e la voce flebile, eterea di Wyatt. Lo sviluppo e' lento e particolare ed attraversa blues, psichedelia, brit-pop. All' improvviso una pausa ed un breve tema accennato dal fuzz di Hopper ci introducono nella sezione dominata dall' assolo di Ratledge. I Soft Machine sono veramente affiatati in questa sezione di brano; la linea di basso e' epica e trascendentale e l' opera di Wyatt alla batteria e' incredibile mentre su tutto domina il suo vocalizzo, che sovrasta frustate di rullante ed una vertigine di suoni apparentemente scomposti.
I frammenti di quell' immane sonorita' rimangono in sospensione per circa 5 minuti; quindi tutto sembra quietarsi... ritmo, armonia, effetti, mutano... una melodia straniante del violino di Spall sembra ergersi dal magma sonoro; quindi tutto e' risucchiato in un nuovo vortice ... dove un pianoforte lontano pone fine a tutto ... Capolavoro.
"Out-Bloody-Rageous" e' cervellotico e minimalista. Le numerose linee sintetizzate si sovrappongono in modo apparentemente casuale, in realta' studiate nei minimi particolari.
Il tema passa quindi alla sezione sax guidata da Dean con pianoforte e basso che ne impostano in stile jazz il ritmo, mentre la melodia viene presa ora da una tastiera psichedelica, ora ripresa dai fiati. La batteria di Wyatt spesso sta sotto l' ottimo amalgama musicale che culmina con una serie di armonie dei fiati. Quindi le tastiere di Ratledge diventano furiose, cosi' come la batteria di Wyatt mentre i fiati di Dean trasportano un bellissimo assolo.
Ma prontamente ritorna l'intro minimalista, chiudendo su se stesso ... Un pezzo decisamente particolare.
"Third" e' uno dei dischi piu' incredibili di sempre, un' opera che ancora oggi affascina per la sua qualita' e sensibilita'. E' una musica magica, particolare, a tratti dissonante, dissacrante, decisamente troppo avanguardistica, a tratti minimalista : con jazz che sfocia nel rock-canterburyano e nei magmi sonori psichedelici. Un lavoro discografico da ascoltare parecchie volte per non scartare subito quelle novita' incise che paiono disturbare il nostro udito. E pensare che questo doppio-disco e' datato gennaio 1970.
Sono comunque brani che ci accompagnano nelle remote regioni del subconscio e ci lasciano stupiti di tanta genialita'.
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