Soft Machine Third - pag. 244 -

- pag. 245 - ROCK: 50 ANNI!   g.edi.c.


Soft Machine  Third
1970  CBS    Voto : 8+ .

brani
Facelift
Slightly all the Time
Moon In June
Out-Bloody-Rageous

band
Robert Wyatt - voce, batteria e percussioni.  Hugh Hopper - basso, fuzz bass, effetti.
Mike Ratledge - tastiere, organo, piano, effetti.
guests: Elton Dean - alto sax, saxello, sax.
Lyn Dobson - flauto, tromba, sax soprano.  Nick Evans - trombone.
Jimmy Hastings - basso clarinetto, flauto.  Rab Spall - violino.

"Third" viene pubblicato nel 1970. Due dischi, quattro facciate. Ognuno della band libero di scriversi il suo pezzo e di svilupparlo per 18 - 19 minuti. Questo procedimento e' alla base di tutti i brani del doppio LP. Questa volta i Soft Machine hanno voluto dilatare le proprie idee anziche' fondere le anime dei singoli componenti come avvenuto nei primi due dischi, comunque molto belli, soprattutto il primo. La critica principale ai loro primi due lavori discografici riguarda il sound affascinante prodotto dalla band che sembra irrisolto, incompleto. Ecco "Third" con la semplice soluzione: lasciare che ognuno gestisca in maniera autonoma il proprio materiale: due brani sono di Ratledge, uno di Hopper ed uno di Wyatt.
Il progressive era nato da poco ed i Soft Machine ne decretano gia' il superamento, sconfinando nella terra di mezzo che separa il jazz dal rock, l'avanguardia dal rock acido. Del sound iniziale, impostato ai primordi del Canterbury Sound da David Allen, dai Soft Machine e dai Caravan rimane poco, ma lo si apprezza ancora.


Soft Machine "Third".

"Facelift" apre il disco. Da subito i Soft Machine si gettano a capofitto nel regno del jazz con notevoli tuffi in quello piu' acido e free; i Soft Machine sono a tutti gli effetti i pionieri di un certo tipo di jazz rock che in questo particolare brano assume toni hard soprattutto nella prima parte. Il pezzo si muove tra le pulsazioni ritmiche di una batteria mai stanca di nuovi battiti, impostazione free (parecchio free) dei fiati e, soprattutto, i miscugli sonori del fuzz bass di Hopper.
"Slightly all the Time" e' costruito su un nucleo tematico ridotto ai minimi termini; con questo movimento, che passa quasi inosservato data la presenza principale dei fiati, Ratledge accosta jazz e minimalismo. La cellula iniziale, sempre affidata al gruppo di fiati, viene riproposta di continuo con variazioni. Talvolta la variazione e' melodica, talvolta ritmica. Intorno al sesto minuto una repentina accelerazione introduce uno dei momenti piu' belli del disco: il solo di flauto di Dobson con l'enorme lavoro di rifinitura jazzata di Wyatt al charleston. Le continue accelerazioni e decelerazioni di tempo caratterizzano l'intero brano, nel quale le linee principali sono sempre affidate ai fiati con piccoli sviluppi improvvisativi. Una brusca fermata, intorno al dodicesimo minuto, ci porta ad un nuovo tema, impostato da sax e basso. L'atmosfera si fa notturna. Quindi l'improvviso ritorno del tema iniziale, anch'esso all' unisono, conduce alla fine del pezzo.
"Moon in June" e' costruito con pochi, classici strumenti ricorrendo ad artifici elettronici nella seconda parte. Solo un organo ed una batteria per i primi 8 minuti e la voce flebile, eterea di Wyatt. Lo sviluppo e' lento e particolare ed attraversa l'acidita' senza forzature. All'improvviso una pausa ed un breve tema accennato dal fuzz di Hopper ci introducono nella sezione dominata dal solo di Ratledge; la linea di basso e' trascendentale e l'opera di Wyatt alla batteria e' incredibile mentre su tutto domina il suo vocalizzo, che sovrasta frustate di rullante ed una vertigine di suoni. I frammenti di quelle sonorita' rimangono in sospensione per circa 5 minuti; quindi tutto sembra quietarsi... ritmo, armonia, effetti, mutano... una melodia straniante del violino di Spall sembra ergersi dal magma sonoro; quindi tutto e' risucchiato in un nuovo vortice... dove un pianoforte lontano pone fine a tutto.
"Out-Bloody-Rageous" e' un pezzo cervellotico e minimalista. Le numerose linee sintetizzate si sovrappongono. Il tema passa quindi alla sezione sax guidata da Dean con pianoforte e basso che ne impostano in stile jazz il ritmo, mentre la melodia viene presa ora da una tastiera psichedelica, ora ripresa dai fiati. La batteria di Wyatt spesso sta' sotto l'amalgama musicale che culmina con una serie di armonie dei fiati. Quindi le tastiere di Ratledge diventano furiose, cosi' come la batteria di Wyatt mentre i fiati di Dean trasportano un bellissimo solo. Ma prontamente ritorna l'intro minimalista, chiudendo su se stesso ... un pezzo decisamente particolare.

"Third" e' uno dei dischi piu' incredibili di sempre, un'opera che ancora oggi affascina per la sua qualita' e sensibilita'. E' una musica magica, particolare, a tratti dissonante, dissacrante, decisamente troppo avanguardistica, e minimalista; con jazz che sfocia nel rock canterburyano e nei magmi sonori psichedelici.


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