Stephen Stills Stephen Stills - pag. 248 -

- pag. 249 - ROCK: 50 ANNI!   g.edi.c.


Stephen Stills  Stephen Stills
1970  Atlantic    Voto : 8+ .

brani
Love the One You're with
Do for the others
Church (part of someone)
Old Times Good Times
Go back Home
Sit yourself down
To a Flame
Black Queen
Cherokee
We Are not Helpless

artist
Stephen Stills - piano, tastiere, voce principale e cori, chitarre, organo, organo Hammond, steel drum, percussioni, basso.
guests : Calvin "Fuzzy" Samuels - basso.  Jeff Whittaker - congas.
Sidney George - flauto e sax tenore.  Conrad Isedor, John Barbata, Richie - batteria.
Jimi Hendrix - chitarra elettrica solista in "Old times good times".
Eric Clapton - chitarra elettrica solista in "Go back home".
Rita Coolidge, Priscilla Jones, John Sebastian, David Crosby, Graham Nash, Judith Powell, Liza Strike, Larry Steele, Tony Wilson, Claudia Lanier, Cass Elliot, Shirley Matthews, Booker T. Jones & We Were Looking for Cyrus Faryar & Henry Diltz. - voci e cori.
Booker T. Jones - organo.  Arrangiamenti orchestrali di Arif Mardin.

"Stephen Stills" e' un disco di rara bellezza. Probabilmente uno di quei Capolavori del Rock dimenticati con l'andare del tempo. Stills a chiusura parziale dell'esperienza con i C. S. N. & Y. sul finire del 1970 scrive, produce e se lo suona "Stephen Stills". L'album presenta lui stesso alle prese con tantissimi strumenti ed un numero stratosferico di grandi ospiti. Uscito nel novembre 1970 il LP e' dedicato a James Marshall Hendrix che in "Stephen Stills" era stato ospitato nel brano "Old times good times". In "Go back home" si assiste alla presenza di Eric Clapton.


Stephen Stills "Stephen Stills".

Solare, esaltante, "Love the One You're with" apre grandiosamente il disco. Il brano si muove su linee acustiche ben ritmate sopra le quali dei cori stupendi rendono superbo il brano. L'entrata centrale di organo Hammond e cori e' da brividi.
"Do for the others" tutta suonata da Stills: alle chitarre, basso, percussioni e voce. Intima. Una perla.
"Church (part of someone)" e' una di quella canzoni che man mano che avanza sai che sta arrivando qualcosa di incredibile. In effetti si muove su linee di piano e d'organo, poi quando arrivano i cori gospel e gli arrangiamenti orchestrali c'e' solo esaltazione auditiva.
"Old Times Good Times" e' un ottimo rock, ben assemblato da organo e chitarre elettriche. Si sente Hendrix.
"Go back Home" dai tratti blueseggianti presenta uno Stills con voce ben roca ed una chitarra solista di Clapton con leggerissimi effetti wha wha.
"Sit yourself down" e' una bellissima canzone rockeggiante su basi di piano e chitarra. Ma sono gli interventi di ritornello con i cori che la rendono superlativa.
"To a Flame" e' un'altra perla di Stills scritta al piano. Intima e profonda si avvale della supervisione di Arif Mardin che ne aggiunge sonorita' percussive e melodiche speciali.
"Black Queen" esce dal coro delle canzoni del disco. Registrata live: sono cinque minuti di chitarra acustica e voce molto roca che viaggiano tra blues, folk, country. Particolare.
Con "Cherokee" siamo in splendido territorio soul rock. All'organo c'e' Booker T. Jones ed ai fiati Sidney George. L'arrangiamento orchestrale questa volta e' tutto di Stills. Bellissimo pezzo.
"We Are not Helpless" chiude magnificamente il LP. Parte lentissima su chitarra acustica prima e pianoforte poi. Intervengono ancora arrangiamenti orchestrali ed un coro celestiale. Finale superlativo.

Dopo "Four Way Street" dei C. S. N. & Y. i Quattro se ne andavano ad iniziare carriere soliste. Si sarebbe potuto pensare che avessero esaurito il loro potenziale creativo. Soprattutto Stills che nei dischi d'insieme aveva fornito parecchio materiale d'alto livello qualitativo. Invece ...
Tutte le canzoni di "Stephen Stills" sono molto belle, alcune sorprendono per la ricchezza vocale che manifestano. E' un disco di sano rock, passato alla storia per avere ospitato Hendrix e Clapton; nella realta' i Due non fanno molto per rendere il disco un capolavoro: i loro fraseggi chitarristici sono normale routine. "Stephen Stills" e' un capolavoro per tutt'altre cose. Innanzitutto per la successione grandiosa dei brani, quindi per l'impressionante numero di personaggi ai cori utilizzati e soprattutto per la straordinaria polistrumentalita' di Stephen Stills, qui nel disco in forma smagliante.


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