John Barleycorn Must Die
Traffic
John Barleycorn Must Die
Traffic
1970 Island
brani
Glad
Freedom Rider
Empty Pages
Stranger to himself
John Barleycorn
Every Mother's Son
Voto : 9--- .
I TESTI
DELL' ALBUM
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John Barleycorn Must Die - Traffic - Island 1970
band
Chris Wood - sax, flauto, fiati, voce. Jim Capaldi - batteria, percussioni, voce.
Stevie Winwood - voce principale, organo, piano, piano elettrico, chitarra acustica ed elettrica, basso, organo Hammond.
Traffic "John Barleycorn Must Die".
Pur nella loro grandezza, i Traffic non hanno mai seguito un genere preciso ma si sono destreggiati con grande abilita' tra jazz, soul, psichedelia, folk, rock e progressive.
Certo e' che questo disco "John Barleycorn Must Die" del 1970 rimane un capolavoro assoluto, realizzato in modo eccelso da tre soli musicisti. E che musicisti! Il geniale Stevie Winwood, oltre ad avere une delle voci piu' belle mai ascoltate, era un compositore senza pari (vedi "Gimme Some Lovin' " ancora militante nei Spencer Davis Group e "Can't Find my Way Home" con i Blind Faith) ed un ottimo polistrumentista; il drummer Jim Capaldi forniva un bel ritmo dal tocco felpato ed anche lui era un notevole cantante/songwriter; non ultimo ricordiamo il compianto Chris Wood ai fiati, uno dei pochi a contrastare in quel periodo l' egemonia di Ian Anderson.
"Glad" apre il disco ed e' un brano dal ritmo monocorde, sospeso tra jazz e psichedelia, un po' sulle orme di Santana. Ottimi i fraseggi al sax di Wood. La parte finale con piano, Hammond e sax e' da incorniciare.
"Freedom Rider" inizia con piano e sax. Interviene la voce di Winwood ed a sorpresa i splendidi e vibranti soli di flauto di Wood. Il brano e' una ballad soul-jazz dalle tastiere in sottofondo glaciali.
"Empty Pages" colpisce per le melodie raffinate tratteggiate dalle tastiere e dal piano elettrico che si posizionano sopra una metrica molto semplice, tre accordi di base, ed un cantato che nel finale alza lo spessore del brano.
"Stranger to himself" e' una composizione parecchio articolata. Una base di piano fornisce l' ossatura in stile jazz; Winwood va a deliziarla dapprima con il suo canto (e controcanto di Jim Capaldi), quindi con un solo di chitarra elettrica.
"John Barleycorn" e' la celebre title-track, ricavata da un traditional. E' un pezzo scintillante, una folk-ballad acustica spettacolare, con chitarra acustica, percussioni e flauto da sogno. Il canto e controcanto conducono il racconto per mano rendendolo leggendario.
"Every Mother's Son" e' un pezzo di rock che sfiora il progressive : corposo con chitarra elettrica che lo percorre. Via via si aggiungono tutti gli strumenti. Un ottimo brano conclusivo per un grande album.
"John Barleycorn Must Die" dei Traffic ha avuto una gestazione particolare. Stevie Winwood aveva appena concluso la sua partecipazione nei Blind Faith e si era isolato un tantino per dare vita a "Mad Shadows", 1970, un progetto discografico da solista. Scrisse diversi brani suonando tutti gli strumenti ed incidendo parecchie tracce. Quindi chiamo' Wood e Capaldi a dargli una mano... Il progetto "Mad Shadows" tramuto' in "John Barleycorn Must Die" ed il disco solista divenne il terzo album dei Traffic.
"John Barleycorn Must Die" e' un album di non facile collocazione per genere e melodia. La storia del rock deve molto a questo lavoro inizialmente reputato progressive. Un LP che e' un lavoro unico ed a tratti spiazzante. La ballata che e' title-track e' il momento sublime del grande Winwood. Ma i Traffic erano stati altrettanto grandi nel loro disco d' esordio : quel bellissimo "Mr. Fantasy" di fine 1967.
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