Veneto Musica Interviste

LUGLIO 2000
MASSIMO PRIVIERO
IL NOTO CANTAUTORE E ROCKER VENETO
RIPERCORRE CON NOI
TUTTA LA SUA CARRIERA DISCOGRAFICA


INTANTO PUBBLICA IL NUOVO ALBUM IL 10 NOVEMBRE
Il nuovo lavoro di Priviero si chiama ''''''Poetika'''''' ed è inciso per la Duck Record
''''' ... in Italia tutto è macinato da televisioni e da un certo conformismo di sinistra, cioè da un conformismo e da un cialtronismo che ancora mi addolora di più...'''''

Massimo Priviero è uno dei migliori cantautori espressi dal rock italico. Con lui, abbiamo ripercorso le fasi salienti e non della sua decennale carriera. Massimo è stato un menestrello agli esordi ed ora ha all' attivo cinque dischi. Sta preparando il prossimo ... Ed in questa intervista parla a 360 gradi del suo mestiere e di quello che lo circonda ...

testo ed intervista di Graziano Corazza

Come, quando e perchè hai iniziato a fare musica ?

Ho iniziato da ragazzino, con un primo grande amore mai abbandonato e che si chiamava Dylan. La prima molla fu quella di imparare a suonare le sue canzoni e così comprai la mia prima chitarra, con tutto quel che ne seguì...Trascurai studi, sport e tutto il resto, con ovvia disperazione dei miei, ma seguendo fino in fondo quello che presto sarebbe diventato lo scopo principale della mia vita e cioè quello di fare a poco a poco la mia musica. Tutto questo, se col passare degli anni vuol dire entrare inevitabilmente in logiche commerciali ( dischi, case discografiche, manager, ecc.), a 18-2O anni, almeno per me, voleva dire girare l'Europa e suonare in metropolitane e stazioni, non fosse altro che per pagarsi il costo di quei vagabondaggi che ricordo con infinita tenerezza e che sono la miglior palestra di qualsiasi musicista : meglio, probabilmente lo erano...., sono cambiate così tante cose... . Avrei una gran voglia di tornare a fare il menestrello, in verità! chissà... penso proprio che una buona parte del prossimo album sarà chitarra- voce-armonica, ma questo è un altro discorso... .

Bene, qualche aneddoto lo avrai sicuramente ...

A proposito dei vagabondaggi metropolitani menestrellanti, un bel aneddoto ce l' ho : il mio primo "produttore" in quel periodo fu un esule polacco vagabondo e scappato dal suo paese (inizio anni '80), che mi consigliava le migliori zone di alcune città francesi che lui conosceva bene.... chiedendomi poi la percentuale sugli "incassi"......

E fu quello il periodo in cui componesti le tue prime canzoni --che anni erano-- ?

Accanto a Dylan arrivarono presto altri amori, forse intuibili, tuttavia quel che accadde di più importante fu il desiderio di vivere della mia musica, di comunicarla e di viverla. Erano i primi anni ottanta.
Tornando agli inizi, direi che l'amore per la musica, la musica e la poesia in particolare, sono stati la molla irrazionale di tante cose di tante scelte anche folli e sconsiderate, di scelte che ti tagliano mille ponti dietro le spalle, mille possibili sicurezze e strade già segnate...., ma non fate come me....... !

Procediamo con calma... dopo il tuo giro di menestrello per l' Europa ritornasti in Italia per il servizio di leva, giusto ? Ma come entrasti in contatto con la major per il tuo primo album al termine del servizio civile?
Cerco di ricostruire il periodo a cui fate riferimento. Intorno alla metà degli anni ottanta la mia vita si spezzettava tra lavori saltuari (insegnamento, anche giornalismo con piccoli periodici, tant'altro...), studi universitari, blues e rock'n roll... fino al servizio civile in un paesotto del Veneto del sud che Graziano Edi ben conosce (Cavarzere, ndd). Così Cavarzere ha avuto per un anno e mezzo un bibliotecario che contemporaneamente trattava con una multinazionale il suo primo contratto discografico. Il contatto fu relativamente semplice: una persona mi fece incontrare il direttore artistico il quale la prima volta che sentì le mie cose me le tirò in mezzo alla fronte, dicendomi contemporaneamente qualcosa del tipo " ...ragazzo, hai un gran talento ... mettiti a lavorare e ripassa tra qualche mese...". Mi richiamò lui un anno dopo ed il discorso, faticosamente, iniziò. Dico faticosamente soprattutto per il mio carattere solitario e poco incline a compromessi, lo stesso carattere e la stessa inclinazione che dopo qualche anno fecero saltare molte cose e che mi fecero mandare affanculo molta gente che di lì a qualche anno sarebbe potuta essere molto utile e che invece pensò bene di farmela pagare. Ma questa è un'altra puntata. Venni a vivere a Milano nell'autunno del 1988... contemporaneamente all' uscita di " S. Valentino.": disco in classifica, successo, ecc. ecc... .

...Poco incline a compromessi... Ti dispiace approfondire ?

...Poco incline a compromessi significa, all'inizio degli anni '90'', dire per esempio di no per tre volte al festival e pagarne le conseguenze quando più tardi la cosa potrebbe tornarti utile, oppure rifiutare collaborazioni con manager e produzioni che respingi dal punto di vista umano e che invece possono spingerti più in alto di dove sei. C' è una forte componente di mafiosità e cialtroneria in questo mondo ed assicuro che non lo dico adesso che sono in una fase difficile della mia carriera... il guaio è che lo dicevo in faccia già diversi anni fa...

Il successo : cosa significa in termini di umori e di sbalzi di personalità ?

Il "successo" può sconvolgerti l' esistenza e può cambiarti molte cose, com' è facilmente immaginabile, ma intacca molto poco la tua interiorità se sei abbastanza intelligente da avere un certo tipo di valori, interessi, di passato intensamente vissuto.

In quel periodo (-1988, 1989-) comparivi in parecchie televisioni ed in tutti i giornali musicali veniva pubblicata una tua foto pubblicitaria. Pero' il successo che stava per esplodere non ti investì del tutto. Come te lo spieghi ?

Il successo può durare pochi anni, come nel mio caso, ma può lasciarti libero dalla paranoia e dalla smania di apparire che riguarda molti miei "colleghi" e che non mi è mai appartenuta. I conflitti, le gioie e le ansie sono gli stessi, solo sono un po' invecchiati e a volte intristiti dallo scorrere del tempo ..... ma anche le cose in cui credi possono essere le stesse e magari in quel caso il tempo le ha ancora più rafforzate. Almeno così è per me.

Nel 1990 arrivò la collaborazione con Little Steven e l' album NESSUNA RESA MAI -straordinario titolo tra l' altro-. E bell' album di rock.

Nel '90-'91 ho lavorato con Little Steven ed in quel periodo lui era fortemente schierato in una serie di battaglie sociali, politiche, culturali...battaglie che evidentemente anch' io condividevo...potete immaginare cosa vuol dire essere convocato urgentemente dal direttore generale della Warner Brothers che ti dice "...a noi piace molto il Little Steven produttore di Bruce Springsteen e molto meno quell' altro...tu da che parte stai?....."

Eravamo convinti che alle major piacessero invece le battaglie civili. In pratica oltre al valore umano di tali propositi esiste un ritorno di immagine per i partecipanti. Non è cosi' Massimo ???

Alle multinazionali ed ai grossi management, almeno questa è stata la mia esperienza, non gliene può fregare di meno delle battaglie civili..... così pure a tre quarti dei musicisti. Fanno eccezione qualche boss americano, Geffen per esempio, che fa i conti col proprio passato negli anni sessanta ecc. ecc....in Italia tutto è macinato da televisioni e da un certo conformismo di sinistra, cioè da un conformismo e da un cialtronismo che ancora mi addolora di più, venendo dalla mia parte. Ma l' ignoranza e la furbizia non hanno colore.


Il 1990 fu un ottimo periodo per te anche se all' orizzonte un altro rocker, Ligabue, si inseriva in quel contesto ''rocker' aperto da Vasco Rossi e magari, pensiamo noi, ti portava via un ruolo di protagonista che stavi acquisendo.

Preferirei non parlare di Ligabue né del periodo in cui la Warner mi ha fatto fuori...
Qualcuno ha detto che ho aperto delle strade che qualcun altro poi ha percorso raccogliendo..., qualcun altro ha detto che sono servito da cavia per altri... francamente non ho niente da dire.
Non ho mai invidiato nessuno se non quando ha scritto delle cose che anch' io avrei voluto scrivere e questo, in Italia , è un sentimento che ho provato poche volte... ci sono delle canzoni che avrei voluto scrivere... di De André, per esempio. Per il resto, posso solo invidiare qualcuno perchè è diventato miliardario, non essendo io ricco ... la celebrità, poi, è un termine che vale per chi resterà per sempre nella storia della musica, che ne so... Elvis, Beatles, Dylan, Rolling Stones... Il resto conta poco...

Due anni dopo quel bell' album scrivi e dai alle stampe ROCK IN ITALIA. Ce ne vuoi parlare un tantino .

Dopo "Nessuna resa mai" accettai di realizzare "Rock in Italia" con una piccola etichetta a capo della quale c' era l'ex direttore generale della Sony di allora, rifiutando contratti con multinazionali e decidendo di occuparmi direttamente della produzione assieme al mio chitarrista dell' epoca e dando la produzione di alcune canzoni a Bubola... Sinceramente, tra i miei lavori, ho sempre considerato questo album come il meno riuscito, forse inconsciamente condizionato dal fatto di rendersi conto di quanto l' idiozia dei discografici italiani non fosse prerogativa delle major. Comunque, l'album andò abbastanza bene anche se non entrò in classifica, molti giornalisti lo amarono perchè mi ritrovarono solo e disperato come piace a loro... il disco andò tra l' altro bene in Giappone, cioè in un paese dove non ero mai stato pubblicato. Tengo a precisare che i primi due album sono usciti bene in parecchi paesi europei. In quel periodo allacciai e disfai molte collaborazioni, con artisti, produttori, manager, ecc..., decidendo che era molto meglio dedicarsi a cose più intelligenti e gratificanti. Ed il risultato fu per esempio quello di riuscire a fare la mia tesi di laurea in storia contemporanea, mandando a fare in culo il mio ambiente per più di un anno.

Due anni ancora piu' tardi scrivi e dai alle stampe NON MOLLARE. Ce ne vuoi parlare un tantino . Un titolo molto significativo.

"Non mollare" è un altro album di cui ho seguito anche la produzione : ci puoi trovare degli episodi anche di grossa asprezza, a mio avviso i più riusciti, frutto di uno stato d' animo assai ferito e frutto di una scelta artistica ruvida sia nei confronti della mia esistenza che per quel che concerne i giochi del mercato. Ho parecchi dubbi che quel disco sia mai stato distribuito..., anche se il tour che ne seguì fu invece molto bello e gratificante .

Poi esce "Priviero" ...

"Priviero" è invece l'ultimo album, uscito tre anni fa, andato anche abbastanza bene in termini di vendite. Ed è probabilmente, assieme a "Nessuna resa", il disco migliore e quello che fotografa meglio quel che stavo cercando in quel periodo. E' un album più da "cantautore", per usare un termine che comunque non amo, più centrato sulle ballate e sulle liriche e questo fu anche il motivo che mi spinse ad affidare il lavoro di produzione a Lucio "violino" Fabbri. Ci sono dentro probabilmente le cose migliori che ho scritto e c' è anche una versione acustica di "Nessuna resa"......In fondo gran parte delle mie musiche sono dei piccoli pezzi di resistenza, qualunque sia il loro stato d' animo od il loro linguaggio...

Come sei giunto ad avere il manager di Bruce. E cosa ha comportato per te in termini umani e professionali la sua morte.

Il legame con Franco Mamone, tra le tante cose storico promoter di Springsteen in Italia ma contemporaneamente autore di un' infinità di cose legate alla musica e certamente "inventore" di quel mestiere per il nostro paese, era nato da qualche mese ma era di infinita tenerezza e sincerità oltre che di grande stima artistica e di intensità. "...Sei bravissimo ma non ti prendo finchè non ti ho visto bene dal vivo..."... Così suonai per un centinaio di persone, in una sera sfigata di Milano con lui in mezzo alla sala dall' inizio alla fine del concerto. Posso dire di aver suonato solo per lui : per avere alla fine una stretta di mano ed un complimento che voleva dire un viaggio da fare insieme. Chi ha lavorato con lui per tanti anni (la PFM per esempio) saprebbe dire assai meglio di me quanto difficile potesse essere avere un rapporto importante con lui ma quanto questo potesse diventare fondamentale sia umanamente che artisticamente. Il dolore è stato grande : come quando una bella storia finisce mentre sta iniziando nel migliore dei modi e cioè con forza e con amore. Queste sono poi alla fine le cose che cerco di più lungo la mia strada.

Abbiamo qui tutti capito la tua indole di persona non incline a compromessi, ma crediamo che i tuoi rifiuti per SanRemo siano stati eccessivi. In fondo che gravità ci trovi nel partecipare ad una manifestazione del genere o al Festivalbar. Ormai tutti ci sono passati : certo De Andre', Guccini e pochi altri, no, ma tutti o da una parte o dall' altra si sono fatti notare dal grande pubblico. Non ti sono rimasti, guardandoti indietro rimpianti e rimorsi, ora. E come ti comporterai nel prossimo futuro ?

Non trovo niente di male nel partecipare a SanRemo o al Festivalbar. I miei rifiuti risalgono all' inizio degli anni '90; inoltre un Festivalbar l' ho anche fatto in quel periodo (arrivando secondo tra i "giovani"). Il problema in quel periodo riguardava il come e con che pezzo andarci, fondamentalmente.
Se tu vai a SanRemo per essere te stesso non c' è problema (Vasco insegna).
Se vai a SanRemo per essere qualcos' altro ma non te stesso è un altro discorso.
Comunque, quando ho poi provato ad andarci (una volta) in un certo modo, le porte si sono chiuse. In questo momento sarebbe l' ultimo dei problemi.

COME MAI AD UN CERTO PUNTO OGNI ARTISTA DECIDE DI PRODURRE IL PROPRIO DISCO DA SOLO E CERCA NUOVI PRODUTTORI.

Un artista, meglio, un musicista decide di produrre direttamente un disco, facendosi spesso affiancare dalla persona di cui in quel momento si fida di più, artisticamente parlando e non necessariamente da un altro musicista; ma decide di occuparsi direttamente della produzione quando pensa di avere le idee sufficientemente chiare sul tipo di sonorità, di linguaggio, di arrangiamenti, di scelta di pezzi, di liriche.., ecc. ecc. In questo caso diventa anche "l'allenatore" della sua squadra e non né è più solo il centravanti. Ugualmente, ti orienti su un certo tipo di produzione se hai già in partenza le idee chiare su dove andare a sbattere. E' naturale che a monte ci sia già una conoscenza ed una stima artistica reciproca tra chi collabora : a prescindere dal budget che la casa discografica ti mette a disposizione. Produrre se stessi, anche se affiancati, presuppone un impegno ed una responsabilità molto più grandi, con conseguenti reazioni spesso scioccamente legate a risultati che prescindono dal valore artistico della produzione.
Altro piano è quello della produzione che "caccia direttamente il grano" del lavoro, ma è un piano che non conosco.
Per concludere, produrre artisticamente se stessi è contemporaneamente molto difficile e molto appagante anche perchè se le cose non vengono come le hai in testa, la prima persona a cui fare i complimenti o a cui sputare in un occhio rimane quella riflessa dallo specchio in cui ti guardi.

Come sarà il prossimo tuo lavoro e quando uscirà.

Mi limito ad anticipare che il prossimo album sarà con tutta probabilità un best con sei inediti e con tutti i miei "classici" risuonati. Ci sarà anche un ''ponte'' parlato in veneziano... Sarà un album molto ""chiaroscurato"", molto spinto nella parte elettrica e molto scarno in quella acustica. Probabilmente sarà anche l' ultimo prima di tornare a fare il menestrello, cioè prima di tornare all' inizio della mia storia.
Uscirà quasi certamente tra il 10 ed il 13 di novembre per la Duck Record. Nel frattempo mando un abbraccio...

Cosa ti aspetti ancora dalla tua professione ?

In verità non so cosa aspettarmi dalla mia professione. A volte penso che il mio prossimo album sarà anche l'ultimo, a volte penso che mi piacerebbe seriamente provare a scrivere, altre volte non penso niente di tutto questo. E non perchè sono confuso, ma semplicemente perchè ho sempre battuto sentieri poco "normali" ed ho sempre avuto atteggiamenti verso il mio mestiere che non permettevano di intuire degli sviluppi prevedibili. Credo fino in fondo a quello che faccio e credo che il mio prossimo album sarà una gran cosa... anche se il giudizio spetterà a voi, per esempio.

Quale domanda non ti abbiamo rivolto e che risposta avresti voluto dare .

Che domanda mi farei?.....boh!... Forse, visto il nome dell' interlocutore, (EcoVeneto, ndr), mi chiederei se l' essere veneto ha avuto ed ha valore per la mia vita e risponderei che ne ha tantissimo, che il legame con la mia terra è fortissimo e che mi considero un emigrante del duemila, nonostante sia stato un menestrello vagabondo all' inizio e nonostante Milano non sia molto lontano dalle terre del "Leone" (... spero che questo ultimo concetto arrivi chiaro....).

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