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22 luglio 2010 Anche il Papa' di Sabrina... Lunedi' 12 luglio 2010 Papa', lunedi' mattina hai lasciato il tuo corpo sofferente e malandato e finalmente hai raggiunto la mamma. Stavo raggiungendo casa tua e dove la strada si piega in un'ampia curva che rende visibile l'abitazione, vidi una macchina partire dal tuo cancello e mi attraverso' l'idea che forse tu non c'eri piu'. Quando entrai in casa, mio zio mi corse incontro, mi disse che il medico ti aveva appena visitato ed ormai era davvero questione di ore, ormai non saresti arrivato a sera. Mi assalirono le lacrime ed il cuore si stava crepando di nuovo come a settembre, nel giorno in cui mori' la mamma ed ero al settimo mese di gravidanza. Ma non ebbi il tempo di piangere. Ti guardai un'ultima volta dalla porta della tua camera di letto. Tenevi gli occhi aperti e fissi al soffitto, il respiro affannoso, eri fradicio di sudore. Mi ritirai in cucina perche' era l'ora della pappa di mio figlio. Ma ti vedevo lo stesso perche' le stanze erano una fronte all'altra. E da li' a dieci minuti mi accorsi che non respiravi piu', non vedevo piu' il tuo corpo attingere faticosamente l'aria vitale. Di nuovo non ebbi il tempo di piangere. Solo di racimolare quante piu' forze possibili per le formalita' del caso e resistere alla disperazione. Ti preparai il vestito buono, quello che indossasti con orgoglio al mio matrimonio; allora ti calzava alla perfezione, adesso era infinitamente troppo grande per il tuo fisico. Rientrai a casa mia a sera tardi, stanca, incredula, disperata, felice. Da tre settimane attesi il momento, da quando tornai qua dalle Marche perche' la situazione cominciava a peggiorare. Nel giro di due giorni non riuscisti piu' a stare in piedi, a camminare, a parlare. Ti vidi il sabato sulla sedia a rotelle mentre lo zio ti faceva la barba, mi guardasti come se fossi un fantasma. Io uscii in giardino per piangere. E poi passai la serata a coccolarti, ad accarezzarti, a metterti la crema idratante sulla braccia e sulle gambe. Volli me per mangiare e ti imboccai come se fossi Federico. Il mio papa' si stava preparando all'ultimo viaggio. E volevo dargli un po' di amore, forse tutto quello che in trent'anni non gli avevo dimostrato. E la domenica fu lo stesso, ti detti anche il gelato per far finta che fosse comunque un giorno di festa. Da quella sera tu non mangiasti piu'. Il giorno dopo ti trovai a letto, a dormire, a fare smorfie di dolore. Darti qualche goccia di acqua era una tortura per te perche' non riuscivi a deglutire piu' nulla. Mi pareva impossibile vederti cosi'. Tu, uomo forte e rude, ridotto ad un mucchio di ossa con un po' di pelle attaccata. Iniziava il conto alla rovescia. L'unica cosa che potevamo fare era starti accanto e somministrarti antidolorifici. Ormai il tuo destino si stava compiendo, il male stava finendo il suo pasto , si stava gustando gli ultimi bocconi del tuo corpo di acciaio. Passo' tutta la settimana cosi', con te immobile e in uno stato semi comatoso. Finche' fu di nuovo lunedi'. Lunedi' 12 luglio. Pareva quasi che avessi aspettato me per morire, che attendessi di sentire la mia voce prima di dire addio al mondo e raggiungere tua moglie che ti aspettava lassu' da neanche dieci mesi. Il mercoledi' (14 luglio) ci trovammo di nuovo in chiesa a salutarti, a dirti arrivederci ed a rallegrarci perche' ora stavi bene, nella pace celeste, al riparo dal dolore e dalla sofferenza. Di nuovo una chiesa gremita di gente che ti conosceva da sempre e che non poteva credere alla tua morte, perche' fino a ieri stavi bene, fino a pochi giorni prima eri ancora nei tuoi campi a lavorare e allevare bestiole. E anche se la mamma era morta e tu eri malato, comunque non ti eri perso d'animo e avevi trovato la forza di andare avanti. Durante la funzione feci leggere una lettera che avevo scritto poco dopo il fatto, in ricordo tuo e di mamma mentre ancora vi immaginavo in giardino seduti sotto il glicine ad osservare i passanti e la campagna. Quando in primavera mi trasferii nelle Marche mi dissi di essere forte e stare serena e contenta perche' non eravamo lontani, non c'era il mare a separarci e mi chiesi di prepararti la cameretta perche' mi saresti venuto a trovare presto, volevi vedere le colline e il mare. E invece, non hai fatto a tempo a vedere niente. Mamma, papa' con orgoglio tramandero' la loro memoria a mio figlio Federico, che col suo provvidenziale arrivo ha aiutato mio padre a resistere alla malattia. Di te papa' insegnero' la tua onesta', la tua umilta', la tua tenacia a lavorare col gelo e con l' arsura per costruire palazzi e coltivare la terra. Per te non esisteva riposo o svaghi o viaggi. Il tuo tempo libero era la tua campagna, erano i tuoi animali liberi al pascolo. Quando mamma fu ricoverata per un mese, tu non ti perdesti d'animo e tutti rimanemmo sbalorditi da quanto amore e pazienza dedicasti alla tua donna per aiutarla a guarire. E sorridemmo nello scoprire che sapevi fare anche il casalingo nonostante fossi un uomo di terra. Avevi una voce forte e sonante, la voce dei muratori di un tempo. Con noi bonariamente brontolavi sempre, ma in questo ultimi mesi sapevamo che quando ti lamentavi significava che stavi bene perche' tu eri fatto cosi' e ti volevamo bene cosi'. Grazie papa' per avermi insegnato il coraggio e la forza di vivere nonostante tutto. Ora guarda me e Federico da lassu' e, assieme alla mamma, guidaci nella nostra vita come un faro che illumina l'oscurita'. Cosi' vi avremo sempre vicino e sara' come se voi foste ancora affianco a noi.. Sabrina Tonello ... Cara Sabrina Condoglianze Sentite saluti Graziano EDI |
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9 maggio 2010 Festa della mamma. La mia prima festa. La prima festa senza la mia mamma. Cara mamma, proprio otto mesi fa ero a casa tua a festeggiare il tuo compleanno, ed anche il mio avvenuto qualche giorno prima. Stavamo felici in cucina. Quella mattina mi parlasti tanto, era raro per te, cosi' taciturna e sempre assorta nei tuoi pensieri. Parlammo del mio pancione, dei tuoi ricordi della mia nascita, delle prime cure da prestare ad un neonato. Mi facesti una raccomandazione che allora mi sembo' strana: mi dicesti di affidarmi ad un'amica, se ce l'avevo, che avesse partorito da poco, perche' dalla mia nascita le cose erano cambiate di molto e "le vecchie", non avrebbero avuto suggerimenti utili. Col senno di poi sembrava quasi un presentimento: accantonai quelle parole per poi ritrovarle nella loro ingenua crudelta' da li' a qualche mese. Ripartii da casa tua per ritornarmene in Liguria e, come sempre, mi accompagnasti a braccetto fino alla macchina, aprendomi la porta e baciandomi con forza delicata le guance. L'ultima volta che sentii la tua pelle ancora morbida nonostante i segni dell'eta'. Mi salutasti con un sorriso bellissimo, di felicita'. E io ti salutai accarezzandomi la pancia, come se il mio inconscio volesse dire al mio piccolino "quella" e' la tua nonna del cielo, il tuo angelo custode per tutta la tua vita. E poi quel venerdi' orribile. Da qualche giorno mi sentivo strana, avvertivo un leggero malessere e avevo degli incubi che mi turbavano non poco. Quella mattina feci una passeggiata e vidi un vecchietto che mi ricordo' in tutto papa', nei vestiti, nei capelli, nel portamento, persino la stessa auto. Tu a quell'ora te n'eri gia' andata, e papa' era sotto shock in ospedale. Quando mi dissero che dovevo rientrare a Padova perche' i miei genitori avevano qualche problema ma non si sapeva bene cosa, avevo gia' capito: un pensiero veloce come il fulmine mi era passato per la testa e a fatica raccolsi le mie cose. Non volevo partire, ero stanca. Appena arrivai pretesi di sapere la verita'. Tutto il palazzo senti' il mio urlo di dolore. Mi calmai, mi parlavano e io non capivo niente, non realizzavo. Poi mi accasciai sul tappeto del bagno e la' piansi, urlai, piansi, urlai. La pancia era diventata di marmo. Mi sentivo squarciata in due, devastata da un dolore del cuore senza parole per descriverlo. Faticai a ritrovare il respiro. Vissi tre giorni di confusione totale, senza dormire ma mangiando perche' il mio piccolino aveva fame. Poi ti salutammo per l'ultima volta, tutto il paese ci era vicino con nostra grande sorpresa. Quel giorno ero serena, mi sembrava una festa, la tua festa, la festa per quella donnetta piccola e fragile che pedalava veloce sulla sua bicicletta per correre a casa dalla sua piccola e per preparare il pranzo al marito lavoratore senza sosta. Poi venne anche il giorno del parto. La settimana prima di Natale. Ruppi le acque alle tre di notte, ero a casa da sola. Ritrovai la calma e guardai il cielo chiedendoti di aiutarmi, me e la creatura che ancora non sapevo di che sesso sarebbe stata. E tu mi aiutasti, come una buona mamma. Facesti nascere mio figlio in pochissime ore, senza quasi farmene accorgere. Quando vide la luce ti chiamai, fu il solo grido che feci. "Mamma! Mamma!". Ti chiamai. Avevo la tua camicia addosso. Tu eri la' con me. Mi avevi dato la forza e il coraggio di partorire senza paura del dolore. Alla sera quando vidi papa' piansi assieme a lui. Eravamo contenti e ci mancavi, tu non eri la' con noi a condividere quella gioia dai capelli neri e dal viso come mio padre. La prima notte a casa nevico'. Ed io piansi mentre giravo per la casa per addormentare il bambino dopo la poppata. Eri tu che dal cielo festeggiavi il nostro arrivo e piangevi lacrime di ghiaccio, puro come mio figlio. Sono passati otto mesi. Ancora ti piango. Indosso i tuoi vestiti per sentire il tuo profumo, per sentirti vicina mentre mi parli e mi dici cose belle su mio figlio. Dicevi a tutti che ero diventata bellissima con la gravidanza, che il mio viso era sereno e radioso e che eri preoccupata per il parto, per il fatto che ero lontana e senza il mio medico di fiducia a seguirmi. Ma ero bellissima e tu eri cosi' contenta di questo arrivo. Tutti i giorni guardo fuori dalla finestra, oltre il Conero, su verso il cielo e ti parlo. Vorrei avere un telefono per chiamarti fin lassu'. Mi accorgo delle volte di stare quasi per digitare il numero di casa tua per sentirti. Ti raccomando mio figlio ogni sera, quando lo adagio per la nanna nel suo lettino colorato e pieno di orsetti sorridenti. E' la nostra festa oggi, la festeggeremo con il regalo piu' bello. Mio figlio. Mio figlio, con gli occhi del tuo colore, che ti conoscera' come la nonna piccolina e che imparera' da te l'umilta' e il sacrificio. Mio figlio, che ha dato a mio padre la forza per affrontare la malattia e dal quale imparera' il coraggio di vivere e di non piangere per non abbattersi di fronte alle disgrazie, l'onesta' e l'amore per la natura. Immagino la mia mamma e mi siedo vicino a papa' oggi, con in braccio il mio bambino. Festeggiamo. Auguri mamma. Sabrina Tonello ... Cara Sabrina Una Lettera Stupenda! saluti Graziano EDI |
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18 maggio 2009 Le strade dissestate di Cavarzere (Ve) ed il blog http://cavarzereporter.blogspot.com/ Segnalazioni, proteste, petizioni, foto di segnalazione al Comune di Cavarzere, incontri con il Sindaco, la Giunta e l'assessore ai lavori pubblici relativamente allo stato delle strade cittadine sono servite a ben poco ... Ormai da molto tempo, numerosi anni in alcune situazioni, vanno avanti le segnalazioni, proteste, petizioni, foto di segnalazione al Comune di Cavarzere, con incontri con il Sindaco, la Giunta e l'assessore ai lavori pubblici relativamente allo stato delle strade cittadine. Un aggravarsi continuo delle strade, anno dopo anno nella piu' totale indifferenza del Comune. Famosa ed ormai nota, per citarne una delle tante, e' la vergognosa situazione del manto stradale di Via T. Serafin, la via intitolata al nostro piu' illustre concittadino. Strada che porta al rinomato e importante Istituto Professionale di Stato ed al Patronato Estivo, oltre che a numerose abitazioni. Lo stato del manto stradale e' ormai insostenibile da molti anni, tra tante lamentele e proteste degli abitanti. La via del centro cittadino viene percorsa ogni giorno da tantissime bici e scooter di studenti che si recano all'IPSIA ed al Patronato Estivo, potrebbe bastare poco per cadere e farsi davvero male per colpa del manto stradale. Sono sicuro che il Comune di Cavarzere si discolpera' dicendo di aver avviato i cantieri nella via e che stanno attendendo il park-deposito autobus in altra ubicazione gia' decisa. In verita' io ho parlato con gli abitanti di questa via e mi hanno riferito che il cantiere e' fermo da molti mesi, solo per fare bella presenza e far finta che si stia facendo qualcosa. E poi sono almeno 6 o 7 anni che la via e' ridotta cosi' e che si e" rischiato con la sicurezza di chi la percorreva. Altro caso ben noto, al Comune in particolare, e' quello di Via Ca' Matte dove gli abitanti stanno portando avanti una lotta da molti anni. Petizioni, lettere, documentazioni depositate in Comune, mail, foto di segnalazioni, incontri con il Sindaco, la Giunta, l'Assessore ai lavori pubblici hanno portato in tanti anni solo a tante promesse, promesse e ancora promesse, ovviamente di volta in volta mai mantenute. Si continua solo, con molta fatica e dopo tante segnalazioni e insistenze, ad avere qualche misero e tirchio rattoppamento a qualche buca. Intanto i rischi per le auto di finire nella scarpata quando si incrociano, (a causa del margine degradato e soprattutto d'inverno con la neve che impedisce di capire dove finisce lo stesso), e per le biciclette e motorini di cadere sono reali. Ogni tanto il Comune fa bella mostra, facendo finta di fare qualcosa come qualche anno fa quando invio' dei tecnici per rilevare i punti in cui installare dei nuovi guard-rail, ma poi basta : piu' visto nessuno. Sono trascorsi anni ed ora, dopo nuove insistenze e foto sono venuti a fare un'altra "apparizione" per installare i cartelli che indicano il nome delle vie e sistemarne degli altri. Siamo sicuri che non sia la solita tecnica per temporeggiare... qualche decina d'anni ancora magari! Cosa dire poi di Via Paneghetti a Boscochiaro, dedicata e intitolata al nostro concittadino. Il manto stradale di questa importante via del centro della frazione di Boscochiaro e' ridotta in uno stato vergognoso e pietoso tra grande disagio dei residenti e pericolo per le biciclette. Poco cambia poi per la via che costeggia l'Adigetto e collega Grignella con Loc. Passetto. La strada e' disseminata di tanti buchi d'asfalto sparsi qua e la' su tutta la carreggiata per un tratto di oltre 2 km tra grande disagio e pericolo delle auto che rischiano di perdere il controllo cercando di schivare queste insidie, invadendo anche la corsia opposta, e per le bici e motorini di cadere rovinosamente. Ho notato un recentissimo intervento per rattoppare qualcuna delle buche, ma ce ne sono ancora molte di pericolose. Poco, ma sicuro, e' che le vie ridotte cosi' sono davvero tante nel centro cittadino, ma piu' in particolare nelle frazioni e nelle periferie e che a Marzo 2008 il manto stradale della via del Sindaco e' stato completamente rifatto, con tanto di illuminazione nuova. Ancora una volta si sono cosi' finiti i fondi promessi per altre vie. A dirla tutta questa via, anzi tratto di via visto che non e' stata rifatta completamente (giusto quello che bastava, basta poco per scorgere il punto in cui finisce il tappeto rosso e inizia l'indecenza delle strade di frazioni e periferie), non necessitava di questi interventi viste le condizioni ben piu' disastrose, pericolose e di grande disagio di altre vie. Sono questi i motivi che mi hanno portato a creare un blog sul web e un relativo canale di YouTube di CAVARZE-REporter che raccolgono tante foto e video, semplici e veloci da consultare e visualizzare su alcune delle situazioni piu' vergognose e pericolose delle strade cittadine. Ho pensato che le foto inviate personalmente da me al Comune, e sempre ignorate, possano trovare cosi' finalmente un'utilita'. La speranza e' che presto anche gli abitanti delle vie cittadine, delle frazioni e delle periferie possano ottenere delle belle strade come quella del Sindaco. Ne gioverebbero la sicurezza e l'immagine di una bella Citta' come Cavarzere, con una storia importante alle spalle. Via T. Serafin, Via Roma, Via Umberto I, Via Spalato, Via Galileo Galilei, Via Ferdinando Magellano, Via Alcide De Gasperi, Largo Alcide De Gasperi, Via Dante Alighieri, Via Chiara Rovelli, Via Domenico Paneghetti, Via XIV Maggio, Via Ca' Matte, Loc. Ramoperaro, Loc. Baggiolina, Loc. Maresana, Grignella, Acquamarza Alta, Loc. Ca' Briani, e molte altre vie del centro, delle frazioni e delle periferie. Per concludere vi ringrazio per l'attenzione e vi invito a seguire le slideshow fotografiche del blog e i video sul canale di YouTube associato. Tutto il materiale e' ricco di didascalie e commenti. Cordiali saluti e buon lavoro Marco Moretto CAVARZE-REporter Vi lascio i link: http://cavarzereporter.blogspot.com/ http://www.youtube.com/CAVARZEREporter. E per restare al passo con mode e tendenze non manca neanche un gruppo su Facebook: http://www.facebook.com/home.php#/group.php?gid=94652947816 Marco Moretto CAVARZE-REporter ... ben fatto! il direttore G. E. C. |
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1 maggio 2009 w l' unita' dei lavoratori Gentile Redazione le mando queste poche righe Veda se ritiene utile pubblicarle, grazie Per i giovani e lavoratori, che parteciperanno alla festa del primo Maggio a ROMA. cari lavoratori, un invito a coltivare assieme al divertimento, anche dei valori veri: amore per le persone, pace per tutto il mondo, accoglienza dei bisognosi, cultura elevata per tutti, diritti universali, solidarita' vera per chi soffre la fame e la sete, uguaglianza per tutti i cittadini del mondo, piu' liberta' e democrazia in tutti i paesi del mondo. w l 'unita' sindacale w l'unita' dei lavoratori w la festa del mondo del lavoro w il primo Maggio. Sono con Voi, la storia la facciamo Noi. ciao a tutti. Francesco Lena Bergamo ... giusto! il direttore G. E. C. |
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3 Febbraio 2009 LA POSTA ED I BLOG Comunicazioni ai "naviganti" Egregio Direttore, noto che non riceve piu' lettere dai lettori da mesi e mesi. Immagino sia perche' i "naviganti internettiani" hanno i loro blog ed i siti personali e mettono li' le proprie opinioni. E' cosi' ? Palliciani Umberta Padova ... esatto! il direttore G. E. C. |
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9 maggio 2008 : "Mai senza l'altro!"
Ripartire da Pentecoste, icona d'unita' nella diversita', avendo
il coraggio di mettersi alle spalle chiusure e paure, togliendo la maschera
ad identita' fittizie ed escludenti, e riscoprendo il significato di un
progetto comune e inclusivo. |
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luglio 2006 IN DIFESA DEGLI ANIMALI 3 luglio 2006 Egregio direttore, In questi giorni in Baviera hanno ucciso Bruno e a San Pietrogrado l'eliminazione cruenta dei randagi si sta intensificando in previsione del G8, ma i mezzi di informazione sono concentrati su ben altri temi... Ci si occupa di pettegolezzi e ridicole offese ai maschi italiani quando invece dalla stessa nazione ci giunge la notizia che un cucciolo di orso e' stato ammazzato con due colpi di fucile invece di addormentarlo con il sonnifero o di tollerarne la naturale presenza (o meglio il ritorno...). Si fanno ipotesi piu' o meno concrete sugli scenari dopo G8, ma non si riserva un minimo di attenzione al massacro dei randagi della citta' in cui la conferenza si terra' a meta' luglio. La morte per loro arriva per "questioni di immagine". Un eccidio indefinibile "per il quale l'amministrazione locale ha stanziato un bilancio supplementare di oltre 2 milioni di rubli (circa 60.000 euro)'", come affermano alcune Ong locali in un comunicato. In paesi definiti "civili" tutto questo non dovrebbe accadere e non si dovrebbe nemmeno lasciare che accada, mentre invece si rimane indifferenti nei confronti di Vite spezzate... Lodigiani Giulia Persico Dosimo (Cremona) |
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